Omelia (16-11-2008)
padre Paul Devreux


Quando leggo questo vangelo, la mia prima impressione è negativa, perché non trovo giusto il fatto che uno riceva meno degli altri, né tanto meno il fatto che, per via delle sue paure, sia punito, mentre il ricco e il forte sono premiati. Questo mi succede perché prendo spontaneamente la difesa di quello che considero il povero.

Poi, ricordandomi che si sta parlando del regno di Dio, penso che sto sbagliando valutazione e che devo approfondire il testo evitando considerazioni frettolose e superficiali.

Allora mi accorgo che un talento non è poco. Se si vuole quantificare, diciamo che corrispondeva a 6000 giornate lavorative, pari a vent’anni di stipendio; più di quanto posso mettere da parte in una vita. Inoltre, dice il testo, sono distribuiti secondo le capacità di ciascuno. A me per esempio non viene chiesto di fare il vescovo o l’astronauta, perché non sarei capace. Dio sa meglio di me ciò che posso fare bene, per cui preferisco rimettermi al suo discernimento, ringraziandolo per le capacità che mi dà e anche per le capacità che dà agli altri e che mi fanno comodo. Evito così di essere accecato dall’invidia, tanto più che la ricompensa è uguale per tutti: prendere parte alla gioia del padrone.

Ciò che conta è far fruttificare i talenti. Quindi l’importante è capire cosa ho ricevuto di buono, qual’è la mia ricchezza o, per dirlo in chiave evangelica, cosa ho che mi dà la possibilità di arricchire gli altri.

Dio è Amore; questo è la sua ricchezza e il talento che mi dona è ciò che mi dà la possibilità di amare, tramite qualche servizio o lavoro. Il Signore viene, dona, e poi si ritira per lungo tempo, lasciandomi libero di usare dei suoi doni come meglio penso. Così va avanti il suo regno.

Purtroppo le cose non vanno sempre così, perché qualcuno, carico di preconcetti dovuti alla sua storia personale, è diffidente, e vede in questo padrone un despota, per cui non riesce né a lasciarsi amare, né ad amare, perché deve pensare a difendersi. E’ la conseguenza del peccato, di tutto ciò che mi allontana da Dio.

Il Padre si arrabbia e si dispera, perché più di così non sa cosa fare. Il suo è lo sfogo di chi si sente incompreso, non di chi si vendica, e la conseguenza è la lontananza dal Dio temuto, che ti lascia col sentimento di nulla di fatto.

Per evitare questo, continuiamo a contemplare il Dio che Gesù si sforza di rivelarci e che a tutti desidera dare qualche talento.