| Omelia (16-11-2008) |
| don Roberto Seregni |
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L'amore raddoppia, la paura sotterra Il talento era una super-moneta dei tempi di Gesù. Indagando tra le pagine polverose di un vecchio libro, ho scoperto che un talento poteva pesare anche 36 Kg e il suo valore era di circa 6.000 denari (...ricordate i 33 denari di Giuda?). Visto che un denaro era la paga quotidiana di un operaio dei tempi di Gesù, un talento corrispondeva circa a 18 anni di retribuzione! Ve l’immaginate la faccia degli ascoltatori di questa parabola? Un talento?!? Molti, probabilmente, non l’avevano mai nemmeno vista questa moneta... Come spesso capita nelle parabole, Gesù sfrutta queste esagerazioni per far capire che non sta dando lezioni per un master di economia, ma che vuole portare la nostra attenzione su altro. Altro, come la nostra percezione della responsabilità che ci è affidata. Altro, come il nostro modo di stare davanti a Dio. Qual è l’elemento che fa la differenza tra i primi due servi e il terzo? La paura. Sì, cari amici, la paura. I primi due sono coraggiosi, generosi, concreti; riconoscono la grande fiducia del padrone che gli ha affidato tutta quella ricchezza e si giocano (... non si dice come!) per raddoppiare quello che hanno ricevuto. Ma il terzo servo ha paura e sotterra tutto. Vive nel terrore. Si accontenta di restituire il talento conservato. Rileggo il brano di Matteo e sento forte, viva e attuale questa Parola. Quante delle nostre comunità vivono come il servo che si accontenta, frenate dalla paura, ripetitive e pigre! Quanti cristiani confondono l’umiltà con l’elegante rifiuto delle proprie responsabilità e sotterrano il tesoro prezioso che è stato dato loro in dono. Tutta questa paura che frena e rende ripetitiva e dimissionaria la nostra vita cristiana, dipende anche – o soprattutto? - dall’idea di Dio che custodiamo nel cuore. Che idea del padrone avevano i primi due servi e che idea, invece, aveva il terzo? Che idea ho io di Dio e che idea, invece, mi propone il Rabbi di Nazareth? Questo è il centro. Non solo della parabola, ma del Vangelo. Trovo ancora molti cristiani che pensano a Dio come a un ragioniere spietato che ci registra in partita doppia; o come a un poliziotto sadico che si diverte a staccare multe salate per ogni nostra infrazione; o come a un enorme "devotimetro" fa' che piovere dal cielo favori e preferenze in base ai meriti acquisiti sul campo di battaglia. Questo è un incubo, non è il Dio rivelato da Gesù di Nazareth. Il Dio di Gesù è quel Padre appassionato che si fida di noi – ...affare raro di questi tempi! – e ci affida un tesoro prezioso senza nemmeno chiedere un colloquio informativo. E non rimane col fiato sul collo, se ne va, si fida, ci tratta da adulti. Spetta a noi decidere che fare di questo dono. Scoprirci figli e metterci in gioco nell’amore, o rimanere all’ombra dei nostri fantasmi e deprimerci mentre ci scaviamo la fossa per sotterrare l’amore... E tu, che pensi di fare? Buona settimana Don Roberto [email protected] NB. Tra le molte novità dei Ritagli dello Spirito in www.oratoriotirano.wordpress.com trovate un bellissimo testo di Lyonnet per continuare l’approfondimento su San Paolo e un brano del grande A. Heschel "Siamo testimoni della meraviglia". |