Omelia (26-10-2008)
don Roberto Seregni
La chiave musicale

Nonostante la doppia ammaccatura (Mt 22,15-22 e 22,23-33) subita davanti alla freschezza e alla sapienza delle parole del Rabbì di Nazareth, i farisei e i sadducei non si arrendono. Dimenticando persino le antiche rivalità, si alleano contro il comune "nemico". Certo: questa volta devono stare attenti, non possono fare un'altra figuraccia! Non resta che mettere in scena un terzo subdolo tranello e chiamare sotto i riflettori niente di meno che un dottore della legge.
La domanda che viene sottoposta all’attenzione di Gesù, riguarda l’ordine e la gerarchia dei comandamenti, un tema assai di moda per i rabbini del tempo. Dalla Bibbia erano stati estratti ben 613 comandamenti ed era quindi necessario stabilire un ordine e una gerarchia. Ogni buon maestro dava la sua interpretazione e Gesù viene chiamato a fare lo stesso.
Bisogna però osservare che la domanda non vuole semplicemente introdurre un dibattito tra esperti della Legge, ma è un tentativo subdolo di cogliere Gesù in errore o in contraddizione. Il problema che soprattutto attanagliava le autorità religiose era l’atteggiamento del Rabbì Gesù verso il Decalogo. Farisei e sadducei vogliono verificare l’ortodossia del Figlio di Dio...
La risposta - loro... - la sapevano benissimo: il comandamento più importante è senza ombra di dubbio il riposo del sabato, l’unico osservato da Dio stesso (Es 20,11; Gen 2,3). L’osservanza di questo precetto equivaleva all’adempimento di tutta la legge e la sua trasgressione era punita con la morte (Es 31,14). Infatti, la prima volta che in Matteo i farisei stabiliscono di condannare Gesù a morte, è proprio in conseguenza della violazione del comandamento del sabato (Mt 12,14). Quindi i farisei e i sadducei sanno già la risposta alla loro domanda. La condanna è già in stampa...
Ma Gesù lascia tutti senza parole. Il Suo atteggiamento è diverso, la Sua risposta scardina il sistema legalista in cui sono imprigionati i Suoi interlocutori. Quello che Gesù propone non è semplicemente il primo comandamento a cui seguono tutti gli altri, ma è quel comandamento a partire dal quale tutto il resto prende forza, direzione e significato.
Amare Dio e amare il prossimo come se stessi, non sono le prime note dell’armonia, ma la chiave posta all’inizio del pentagramma che permette di decifrare tutto il resto. Togli la chiave e avrai solo cinque righe e un po’ di macchie di inchiostro sparpagliate a caso.
Un secondo motivo di novità della risposta di Gesù, sta nell’aver unito due notissimi testi dell’Antico Testamento (Dt 6,4-8 e Lv 19,18), che in questo accostamento geniale di Gesù rappresentano la dimensione verticale e orizzontale dell’amore.
Mentre la domanda dell’esperto chiedeva un solo comandamento, per Gesù il cuore pulsante di tutta la Scrittura Sacra – la legge e i profeti – si riassume nell’amore a Dio che si manifesta nell’amore al prossimo. Eccola: questa è la chiave da mettere in cima al nostro rigo musicale! Una chiave completa, che ci sottrae dagli incensi dell’intimismo spirituale e dalle secche dell’attivismo frenetico.

E tu che chiave musicale hai?

Buona settimana
Don Roberto
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P.S. Sul Blog dell’Oratorio di Tirano (www.oratoriotirano.wordpress.com) puoi trovare tra i "Ritagli dello Spirito" il terzo testo di don Bruno Maggioni su San Paolo e la nuovissima rubrica "Video dello Spirito", in particolare Erri De Luca con la presentazione del suo ultimo libro "Almeno cinque".