Omelia (12-10-2008)
LaParrocchia.it
Gli invitati chiamati alle nozze

Chi non si affretta ad accettare un invito a nozze? È davvero inverosimile il racconto riferito da Matteo! Un re che deve mandare a chiamare per due volte gli invitati, e questi che reagiscono con l'indifferenza o con un atteggiamento duramente ostile; il passaggio improvviso dalla festa alla repressione degli invitati ribelli, la cui città viene data alle fiamme; i nuovi commensali raccolti a caso lungo le strade per riempire la sala; e quel povero diavolo buttato fuori nelle tenebre, anche se non ha avuto né il tempo né i mezzi per procurarsi l'abito nuziale.

Tutto questo non è naturale. E infatti la parabola si riferisce a una realtà soprannaturale, quella della salvezza: la festa di gioia e di comunione a cui sono invitati, dapprima Israele, e poi la chiesa e tutta l'umanità. La parabola descrive a grandi linee lo sviluppo di questa storia: il rifiuto e l'ostilità di Israele di fronte all'invito dei profeti e dei giusti, così come all'annuncio del vangelo da parte di Gesù e dei suoi apostoli; la distruzione di Gerusalemme (70 d.C.), che assunse valore simbolico agli occhi della prima comunità cristiana; l'espansione missionaria della chiesa tra i pagani.

Tuttavia, "molti sono chiamati, ma pochi eletti". Si può essere cristiani di nome senza impegnarsi in un cammino di conversione, ci si può credere invitati al banchetto del regno e rimanere indifferenti di fronte ai piatti vuoti di tanti bambini sulla terra. È la vita battesimale che conta, non il certificato di battesimo; è l'abito di cui parla l'apostolo quando dice che dobbiamo "rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera" (Ef 4,24). Senza questa novità di vita, il biglietto d'invito conterà ben poco agli occhi del re!