Omelia (12-10-2008)
padre Ermes Ronchi
Alla festa del re senza l’abito nuziale

Tre immagini riassu­mono la parabola di oggi: la prima è quel­la di una sala vuota, prepa­rata per una festa cui nes­suno partecipa. In principio il dono; in principio un Dio inascoltato e ignorato che sogna una reggia piena di volti felici e di canti. Nean­che Dio può restare solo. Il suo è come un esodo pe­renne in cerca dell’uomo, primo di tutti gli esodi da o­gni solitudine. In principio un Dio che ha bisogno di da­re per essere Dio, che dall’e­ternità celebra il rito dell’a­micizia: «Andate per le stra­de e quelli che troverete, buoni e cattivi, chiamateli». Disposto perfino a stare in compagnia di gente non al­l’altezza, inadatta, sbagliata o cattiva. E noi ci aspettava­mo che accanto a Dio po­tessero sedere solo i buoni, i senza peccato, i puri, i me­ritevoli. Ma Dio non si me­rita, si accoglie! «E la sala si riempì di com­mensali». Il paradiso non è pieno di santi, ma di pecca­tori perdonati, di gente co­me noi. La seconda immagine è quella delle strade. Se il do­no non è accolto e le case si chiudono, il Signore apre strade lungo le siepi. Sono le strade percorse dai servi, ma prima ancora dagli invi­tati che se ne vanno al pro­prio campo e ai propri affa­ri. La strada è il simbolo del­la libertà delle scelte: alcuni le percorrono verso la festa, altri verso i campi e gli affa­ri.
In queste poche parole è nascosto il motivo del rifiu­to: gli invitati sono troppo impegnati per avere il tem­po di vivere, seguono una logica mercantile e contabi­le, estranea alla gratuità del tempo e del dono. Così sia­mo noi: pronti a dare a Dio qualcosa in cambio di qual­cosa (preghiere in cambio di aiuto) ma non a dare e ri­cevere gratuitamente ami­cizia. Non ad amare riama­ti.
La terza immagine è quella dell’abito nuziale. L’uomo che non l’ha indossato non è peggiore degli altri, buoni e cattivi si confondono nel­la sala stracolma. Ma lui non si confonde con gli altri: i­solato, separato, solo, non può godere la festa perché non porta il suo contributo di bellezza. Forse quell’uo­mo non ha creduto al re: non è possibile che un re in­viti a palazzo straccioni e vagabondi. Ha la mentalità di quelli che hanno rifiuta­to, è lì come se fosse altrove. È il dramma dell’uomo che si è sbagliato su Dio, che non immagina un Regno fatto di festa, convivialità, godi­mento. Cos’è l’abito nuzia­le? È Cristo: «rivestitevi di Cristo», passare la vita a ve­stirci e rivestirci di Cristo, dei suoi gesti e dei suoi doni.