Omelia (05-10-2008)
don Giovanni Berti
Il mondo di Dio nelle nostre mani

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La parabola che Gesù racconta finisce in modo drammatico: i contadini che l’avevano in affitto dal padrone e che volevano rubarla in modo disonesto e violento finiscono per perdere tutto, perdono infatti la vigna e la loro stessa vita.
In questi ultimi tempi tra i tanti motivi di ansia che continuamente ci colpiscono attraverso i mezzi di comunicazione, c’è la crisi finanziaria mondiale. I mercati crollano, le banche più potenti del mondo falliscono, il petrolio sale e scende, l’inflazione spreme le famiglie... Davvero si ha l’impressione di esser sull’orlo di perdere tutto e di diventare sempre più poveri.
E si comprende che tutto quello che accade ha origine da una grande disonestà di pochi che poi coinvolge e condiziona tutti gli altri.
Non entro nel merito (non ne sono capace) ma vorrei solo cogliere un nesso tra questa pagina del Vangelo e la vita che viviamo, sia a livello mondiale che a livello personale e famigliare (che più ci riguarda).
Gesù punta il dito contro questa disonestà dei contadini che pensano di gestire la vigna come se fosse loro e sono capaci anche di uccidere pur di avere quel che vogliono. Sono così corti di mente che non vedono le conseguenze del loro agire. Hanno dimenticato la grandezza del loro padrone che li caccerà e farà perdere loro tutto.
Gesù parla ai religiosi del suo tempo che non si accorgono che con il loro egoismo hanno lasciato fuori Dio dalla loro vita religiosa e finiscono così per perdere tutto quello che vorrebbero gestire a modo loro.
Gesù parla all’uomo di oggi e lo vuole scuotere dalla sua pretesa di gestire la vita e il mondo come se fosse suo e senza tenere che quello che ha è prima di tutto di Dio.

Se dimentichiamo che quello che abbiamo (la nostra stessa vita, il mondo che abitiamo, le cose che ci circondano e le persone accanto a noi) viene da Dio allora pensiamo che tutto è solo nostro e che l’unico obiettivo è controllare e consumare. Le conseguenze le vediamo non solo a livello di crisi economica delle banche mondiali, ma allargando lo sguardo vediamo che la crisi è nella solidarietà tra gli uomini, cresce così il razzismo che vorrebbe cacciare chi "non è dei nostri e chi non si comporta come noi". Entrano in crisi le relazioni in famiglia e tra vicini e colleghi. Se vivo con l’unico obiettivo di allargare ciò che è mio a scapito dell’altro e dimenticando Dio, non ho un gran futuro e mi incammino verso la stessa fine dei contadini della parabola. Le parole del Vangelo di questa domenica non mi lasciano in pace e mi vogliono amorevolmente metter in guardia.
In questi giorni si celebra la memoria di San Francesco (4 ottobre) che nel lasciare tutto e nell’affidarsi solo a Dio ha fatto la regola di vita. E’ il patrono della nostra nazione italiana. Che sia davvero ispiratore di semplicità e che ispiri in noi sentimenti di condivisione più che di consumo, in modo che la nostra ricchezza nazionale non sia solo determinata dal Pil o dal Mibtel che salgono, ma dai valori della fraternità e della convivenza tra tutti.


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