Omelia (05-10-2008)
padre Ermes Ronchi
Nella nostra vigna la vendemmia avviene ogni giorno

Vigna d’uva selvatica in Isaia, ven­demmia di sangue nel Vangelo di Matteo: è la domenica delle delu­sioni di Dio. Io sono così, vigna e delusione di Dio.
Isaia e Matteo raccontano la cura appassionata di chi ha piantato la vigna, l’ha cinta come un abbrac­cio, vi ha scavato un tino, eretto u­na torre, e poi l’ha affidata alle cu­re d’altri: e inizia la storia perenne di un amore e di un tradimento. Da un lato la nobiltà d’animo del padrone, dall’altro la brutalità vio­lenta e stupida dei vignaioli. Ep­pure il tradimento dell’uomo non è in grado di fermare il piano di Dio: la vigna darà frutto e Dio non sprecherà la sua eternità in ven­dette.
Nelle vigne è stagione di frutti. In noi invece la vendemmia avviene ogni giorno, viene con le persone che cercano pane, Vangelo, giusti­zia, un po’ di coraggio e una brec­cia di luce. Cosa trovano in noi? Vi­no buono o uva acerba? Tutti ca­diamo nell’errore dei vignaioli: l’atteggiamento sterile di calcola­re e prendere ciò che la vigna (che è lo Stato, la Chiesa, il gruppo, la famiglia, la comunità), gli altri ci possono dare. Anziché preoccu­parci di ciò che noi possiamo do­nare, far nascere e maturare. Ci ar­roghiamo il ruolo di vendemmia­­tori, anziché quello di servitori del­la vita. Anzi, il mio ruolo più vero è quello di una piccola vite, di un tralcio innestato su Cristo, chia­mato a dare frutto, senza contare, per la fame e la gioia d’altri.
Il sapore profondo di questo frut­to è espresso da Isaia: «aspettavo giustizia, attendevo rettitudine, non più grida di oppressi, non più sangue». Il frutto che Dio attende è una storia che non generi più op­pressi, sangue, ingiustizia e volti umiliati.
«Cosa farà il padrone della vigna, dopo l’uccisione del Figlio?». La soluzione proposta dai Giudei è logica: una vendetta esemplare, nuovi vignaioli, nuovi tributi. La loro idea di giustizia è riportare le cose un passo indietro, ritornare a prima del delitto, mantenendo in­tatto il ciclo immutabile del dare e dell’avere.
Ma Gesù non è d’accordo e intro­duce la novità propria del Vange­lo. Il sogno di Dio non è il tributo pagato, ma una vigna che non ma­turi più grappoli rossi di sangue e amari di lacrime, ma grappoli gon­fi di sole e di luce. Per questo è ve­nuto Cristo, vite e vino di festa. Su di lui mi fondo, in lui mi innesto, di lui mi disseto, di lui godo. Cre­sco di lui, che riempie di vita le strade del mondo, di vino buono le giare di Cana.