Omelia (28-09-2008)
padre Ermes Ronchi
Discepoli nei fatti, non a parole

«Un uomo ave­va due figli», e si potrebbe tradurre così: un uomo a­veva due cuori. Siamo tutti così, contradditori e incer­ti, con due cuori: uno che dice sì e uno che lo con­traddice. Abbiamo tutti due anime: quella dell’apparire e del fingere per gli altri, e quella dell’essere veri anche se nessuno vede e sa.
Non si illude Gesù. Cono­sce bene come siamo fatti: non esiste un terzo figlio i­deale, in cui senza contrad­dizioni avvenga l’incontro perfetto del dire e del fare. Così noi: cristiani solo a pa­role o con i fatti?
Primo attore della breve parabola è il padre, che va’ verso i suoi figli, si fa vici­no, li cerca, chiede loro di lavorare in una vigna che non dice «mia», ma sottin­tende «nostra», che al ri­fiuto non si scandalizza e non si deprime.
C’è poi un figlio vivo e reat­tivo, impulsivo, che prima di aderire a suo padre pro­va il bisogno imperioso, vi­tale, di fronteggiarlo, di mi­surarsi con lui, di contrad­dirlo, che non ha nulla di servile, libero da sudditan­ze e da paure. L’altro figlio, che dice e non fa', è invece un adolescente immaturo, che si acconten­ta di apparire, cui importa non la verità e la coerenza ma il giudizio degli altri.
Qualcosa poi accade e vie­ne a disarmare il rifiuto del figlio che ha detto no.
Tutto in una parola: ' si pentì', cioè 'cambiò il mo­do di vedere' il padre e il lavoro.
Il padre non è più il padre­padrone cui obbedire o cui ribellarsi, ma colui che pro­getta il bene della casa, che non ha bisogno di lavorato­ri ma di figli. La vigna è più che fatica e sudore, diventa il luogo dove, nel vino, è rac­chiusa una profezia di gioia e di festa per tutta la casa.
La differenza decisiva tra i due ragazzi: uno diventa fi­glio e coinvolto, l’altro ri­mane un servo esecutore di ordini. Chi dei due ha fatto la volontà del padre? È il passaggio centrale: volontà di Dio non è mettere alla prova l’obbedienza o la coe­renza dei figli, è invece una vigna dai grappoli colmi di sole e di miele. Il suo pro­getto, suo e mio, si realizza nei frutti buoni che ognu­no può portare per la vita del mondo.
Ciò che Dio sogna non è l’obbedienza o la fatica, ma far maturare la vigna della storia. Se agisci così fai vi­vere te stesso, dice il profe­ta Ezechiele nella I lettura, fai viva la tua vita! E il van­gelo si diffonderà a partire da tutte le piccole vigne na­scoste, dove ciascuno si im­pegna a rendere meno ari­da la terra, meno soli gli uomini, meno contraddit­torio il cuore.