| Omelia (28-09-2008) |
| don Giovanni Berti |
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Essere o apparire? Clicca qui per la vignetta della settimana. Ho sentito alla radio in questi giorni una pubblicità con lo slogan che diceva più o meno così: "essere o apparire? Io voglio apparire ciò che sono!". Come sempre gli slogan pubblicitari vogliono colpire e attirare l’attenzione ricorrendo a frasi ad effetto che molto spesso non centrano per nulla con il prodotto. Lo slogan di quella pubblicità però mi è rivenuto in mente rileggendo le parole del Vangelo di questa domenica. Gesù sta parlando in modo duro ai "religiosi" del suo tempo, i farisei, che condannano Gesù per la sua amicizia con le categorie religiosamente più emarginate del suo tempo. Gesù vuole smascherare l’ipocrisia dei farisei che si dicono figli di Dio e fanno di tutto perché appaia agli occhi degli altri attraverso plateali segni religiosi, ma in realtà, secondo il giudizio di Gesù, con la loro vita sono lontani dalla reale volontà di Dio. Nello stesso tempo Gesù mette in luce che proprio dalle fila di coloro che sono apparentemente "senza-Dio" ci sono tanti che hanno una vita che realizza concretamente la volontà di Dio perché sono capaci di conversione profonda (ancor prima che di facciata) Per scuotere i farisei (e anche noi) Gesù usa questo breve esempio dei due figli ai quali il padre dà il medesimo ordine. E’ da notare come entrambi sono chiamati "figli". Non sono figli per meriti acquisiti e nessuno è "più" figlio dell’altro, ma lo sono perché hanno lo stesso padre. Già qui c’è da riflettere. I farisei del tempo di Gesù sono oramai scomparsi, ma il discorso forte è rivolto a noi, a me, che oggi ascoltiamo questa parte del Vangelo. Il primo messaggio che mi arriva dalle parole di Gesù è che tutti siamo comunque figli e quindi fratelli. Non lo devo dimenticare soprattutto quando sono portato a giudicare chi è diverso da me, sia dal punto di vista culturale che religioso, sia dal punto di vista sociale che di scelte di vita... L’altro o l’altra che ho davanti a me, anche se non ne condivido le scelte e i comportamenti rimane mio fratello e sorella e davanti a Dio siamo sullo stesso piano. La differenza quindi non sta in ciò che siamo nel profondo, ma nelle scelte che operiamo. La differenza tra i due figli è che uno vuol far apparire che è un bravo figlio ma poi non si comporta come tale, mentre l’altro., anche se in apparenza sembra disubbidiente, nel concreto vive da figlio e fa la volontà del padre. Rimane misterioso il motivo che porta il figlio a cambiare idea dalla prima risposta negativa, ma è importante notare che lo fa', con i suoi tempi e le sue modalità. Queste parole di Gesù sono un invito al "non giudizio" e nello stesso tempo a avere sempre speranza nei riguardi del prossimo. Non dobbiamo mai chiudere la possibilità di conversione a nessuno, anche perché in fondo lo stesso vale per noi. "essere o apparire?" Clicca qui per lasciare un commento |