| Omelia (07-09-2008) |
| padre Ermes Ronchi |
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Se il mondo nuovo inizia nelle relazioni quotidiane Un ritornello risuona in ogni versetto di questo Vangelo: mai senza l’altro. Né isolamento, né questione di numeri, tutto inizia dall’incontro, dalla più piccola comunità: io- tu, due che si amano, la complicità festosa di due amici, una madre abbracciata al suo bimbo, due oranti, e Dio è lì, come il terzo fra i due, come forza di coesione del cosmo. Il Vangelo ci chiama a pensare sempre in termini di «noi». La costruzione del mondo nuovo inizia dai mattoni elementari io- tu, dalle relazioni quotidiane fondamentali. Quando un io e un tu si accolgono e diventano un «noi», il legame che si crea apre sul venire di Dio, è via di Dio. In principio, il legame. Anche in principio alla stessa Trinità. Il Vangelo pone una condizione: che il «noi» sia composto non per caso o per necessità, per violenza o per inganno, non nel nome di interessi o di paure, ma nel nome di Gesù. Il nome di Gesù è: passione d’amare, giustizia, pace, mitezza, limpido cuore. Il nome di Gesù è «fratello». Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo: Dio è un vento di comunione che ci sospinge gli uni verso gli altri. Se tuo fratello sbaglia, tu va’, tu per primo inizia il cammino. Ma che cosa mi autorizza a intervenire nella vita dell’altro? La ragione è tutta in una parola: «fratello». Solo se porti la speranza e la gioia dell’altro, se hai assaporato le sue lacrime, se lo ami, allora sei autorizzato a intervenire. Non è la verità che mi legittima, ma la fraternità. Accetterò la tua verità purché si sposi con la tenerezza ( E. Pound). Tutto quello che legherete sulla terra... Il potere di sciogliere e legare non ha nulla di giuridico, consiste nel mandato fondamentale di tessere nel mondo strutture di riconciliazione: ciò che avrete riunito attorno a voi, le persone, gli affetti, le speranze, lo ritroverete unito nel cielo; e ciò che avrete liberato attorno a voi, di energie, di vita, di audacia e sorrisi, non sarà più dimenticato, è storia santa. Ciò che scioglierete avrà libertà per sempre, ciò che legherete avrà comunione per sempre. Ma a che cosa serve la presenza di Cristo in mezzo a noi? Che cosa porta, che cosa genera? Cristo è la sorgente del rapporto buono con l’altro, la roccia solida su cui poggia la casa del mondo, la misura alta dell’io e del tu che diventano noi, quella forza di amare che «ti convoglia nello stellato fiume» ( M. Luzi). |