Omelia (07-09-2008)
don Roberto Seregni
Il sogno di Gesù

La scorsa settimana ci siamo lasciati sulle parole esigenti del Rabbì di Nazareth che invitavano Pietro, e tutti noi suoi discepoli, a prendere la croce e seguirlo. Oggi la Parola ci mostra concretamente come incarnare questo invito di Gesù.
Siamo al capitolo diciottesimo di Matteo, quello che racchiude il discorso sulla comunità. Tra queste righe troviamo il sogno di Gesù e le sue indicazioni per una comunità che vive nel mondo come segno luminoso dell’amore.
Il tema è scottante e sempre attuale: la correzione fraterna. Lo stile di fraternità che propone Gesù è stupendo: delicatezza, discrezione, pazienza e gradualità. Quanto siamo lontani da questo! Quanto ancora ci dobbiamo nutrire della Parola per costruire delle comunità dove ci si aiuta a crescere e non a deprimersi davanti agli errori; dove ci si da una mano a migliorare e non si punta il dito contro chi ha sbagliato; dove si impara a parlare con amore e non solo a sparlare con malignità e presunzione.
Di questo insegnamento di Gesù mi colpisce soprattutto la delicatezza. Se accendo un faro da stadio alle spalle di un fratello che voglio correggere, non farò altro che proiettargli delle ombre distorte; se glielo punto negl’occhi finirò per accecarlo. Se voglio veramente aiutarlo a capire il suo errore, forse conviene fargli dono di una bella candela o di una torcia, così che possa far luce sul suo cammino...
Gesù sogna una comunità di fratelli e sorelle che intrecciano rapporti autentici, seri, esigenti, appassionati, fondati sul Vangelo e non solo persone che condividono uno spazio o un ideale di vita. Il Vangelo di oggi ci mette in guardia dal rischio di chiamare comunità ciò che in realtà è solo una convivenza...
Gesù dice che dove due o tre sono riuniti nel suo nome Lui è in mezzo a loro. Questo ci fa stare tranquilli, perché non dice "dove due o tre santi..." o "dove due o tre perfetti". La presenza palpitante del Signore è offerta a tutti, non è questione di numero o di merito. L’unica condizione è essere riuniti nel Suo nome. Allora mi viene spontaneo chiedermi: le nostre comunità nel nome di chi si raccolgono? In nome dell’abitudine? Della tradizione? Della visibilità? O nel nome di Cristo e della sua Parola infuocata di passione per la fraternità?
Coraggio, cari amici! Aiutiamoci a camminare in compagnia del risorto, sosteniamoci nelle fragilità e nelle cadute, teniamo vivo in noi il sogno di Gesù!

Buona settimana
Don Roberto