Omelia (24-08-2008)
padre Paul Devreux


Gesù, maestro relazionale, con il suo "savoir-faire", porta i discepoli ad esporsi e dire ciò che pensano di lui. Finché si rimane sul vago, sul cosa dicono di lui, tutti chiacchierano; ognuno tiene a dire la sua, ma quando la domanda diventa diretta e personale, cala il silenzio, interrotto poi da Simone.

Un conto è dire cosa si dice di Gesù, o anche chi è per me chiacchierando con gli amici; altro è dire a Gesù chi è lui per me.

Posso rispondere con dei bei concetti tipo: salvatore, redentore, rivelatore del Padre, ma devono corrispondere a ciò che vivo. Provo a dare una risposta con delle parole, ma sarà poi la mia vita a dare la risposta vera. Per fare un esempio chiaro diciamo che dire in giro che una ragazza mi piace tanto e che mi piacerebbe sposarla, è molto diverso che dirlo a lei, tanto più se accetta la proposta.

Notiamo anche che, confessando la sua identità a Gesù, indirettamente diciamo anche chi siamo noi! Questo è successo in modo eclatante per Simone, il quale confessando che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, scopre che è il Padre che gli ha fatto questa rivelazione e la sua nuova identità di Pietro. Dare oggi una risposta è importante perché mi aiuta a capire dove sono, e questo mi consente di camminare per andare avanti nella mia ricerca e scoperta di Dio.

Io posso dire che è stato uno che ha cambiato la mia vita in meglio, e che oggi è un aiuto e una presenza fedele.

Ma oggi, adesso, Gesù pone questa domanda a te: "Chi sono io per te?"

Prova a rispondere il più onestamente possibile, senza aver paura di scoprire che forse non è nessuno o poco, perché dove si prende coscienza del vuoto si può costruire bene; mentre sulle sovrastrutture si costruisce male.

"Chi sono io per te?"