| Omelia (00-00-0000) |
| don Roberto Seregni |
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Questi è Gesù, il re dei giudei Finalmente ci siamo! Con la Domenica delle Palme si aprono le porte della grande settimana, l'unica di tutto l'anno liturgico che gode del privilegio d'essere chiamata "santa". Siamo partiti dal deserto di Gesù e con Lui, per questi quaranta giorni, ci siamo lasciati guidare al monte della Trasfigurazione, sull'orlo dell'antico pozzo di Canaan, in compagnia del cieco nato, di Lazzaro e delle sue sorelle. Forse il nostro deserto quotidiano non è stato tutto silenzio, preghiera e meditazione... Forse il nostro cammino di vivificazione quaresimale è stato accompagnato dai soliti impegni, da quel parente che vuol mettere il naso negli affari di casa, da quel collega che mi umilia continuamente, da quel corridoio d'ospedale da attraversare ogni giorno, da quel telefono che suona senza mai portare la notizia tanto attesa. Non ci sono storie: il nostro deserto è questo! E' inutile sognare isole di pace o rifugi anti-stress.... E' la nostra quotidianità il luogo in cui trovare il tempo per vivere una intimità bruciante con la Parola e nel quale scoprire il volto inedito di Dio che Gesù ci svela, il volto del Crocifisso che oggi contempliamo nelle bellissime pagine di Matteo. La prima cosa che vorrei sottolineare del lungo testo che abbiamo ascoltato è l'iscrizione posta sulla Croce: "Questi è Gesù, il re dei Giudei" (v.37). E' vero: Gesù è re, ma è un re tutto al contrario! E' un re che entra a "prendere possesso" della capitale terrena del suo Regno, Gerusalemme, non con un cocchio regale trascinato da eleganti destrieri, ma con un asinello dato in prestito. E' un re che tra il tradimento di Giuda e l'annuncio del rinnegamento di Pietro, dona tutto se stesso nel pane spezzato e nel calice della nuova alleanza. E' un re che si spoglia delle sue vesti, prende un asciugamano e tra gli sguardi sbigottiti dei presenti si mette in ginocchio e inizia lavare i piedoni zozzi dei dodici. E' un re sconfitto tra gli sconfitti, umiliato fra gli umiliati, fragile e indifeso come ogni uomo. E' un re senza trono e senza scettro, appeso nudo, tumefatto e irriconoscibile ad una croce. E' un re che ha bisogno di un cartello per essere riconosciuto. E' un re senza potere, se non quella debolezza devastante che è l'amore. Matteo però ci sorprende ricordandoci che nel cuore di questa regalità capovolta, al centro della scandalo della Croce, si fa strada la vittoria: il velo del tempio si squarcia e i soldati pagani riconoscono che il Crocifisso è il Figlio di Dio. La Croce è proprio questo squarcio, questo svelamento del volto di Dio che apre la strada al riconoscimento. Il velo cade, Dio non è più irraggiungibile, nascosto e imperturbabile. Dio è lì, appeso per amore alla Croce. Allora coraggio! Entriamo nella grande Settimana Santa con lo sguardo rivolto a Lui, al suo amore crocifisso, alla sua infinita passione per l'uomo. Regaliamoci del tempo per essere un po' meno attivi e po' più contemplativi. Lasciamo che il terremoto raccontato da Matteo (v.54) ci metta un po' di subbuglio nell'anima per ritrovare lo stupore della fede davanti alla Croce. Buona Santa Settimana e buon "terremoto spirituale"! Don Roberto |