Omelia (00-00-0000)
don Roberto Seregni
Lazzaro, vieni fuori!

Dopo il grande segno dell'illuminazione della scorsa settimana, Giovanni ci porta a contemplare l'ultimo dei sette segni del suo Vangelo. Con occhi nuovi, trasformati dalla Parola di Gesù, possiamo guardare e capire il segno di Betania.
Il racconto di questo prodigioso ritorno alla vita di Lazzaro è molto animato; numerosi sono i personaggi che si muovono sulla scena. Al centro, come sempre, ci sta Gesù. Tutta la scena ruota attorno a Lui, alla sua presenza e alle sue parole. L'amico Lazzaro è morto e le sue sorelle nutrono un po' di risentimento verso Gesù: Dov'eri quando avevamo bisogno di te? Se fossi stato qui le cose sarebbero andate diversamente!
Marta e Maria sono chiuse nelle loro attese e in questo atteggiamento quanto ci assomigliano! Anche noi vorremmo un Dio interventista: tu mandi un sms e subito il problema è risolto, alzi bandiera bianca e lui è lì servizievole e premuroso a tirati fuori dai guai. Forse è giunto il momento di uscire dall'infanzia della fede ed eliminare dal nostro immaginario religioso questo "dio" che ci tratta come dei poveri cucciolotti imbranati.
Il Dio di Gesù Cristo ci mette in un cammino autentico di fede adulta. Certo: come noi anche Marta e Maria vorrebbero un Dio che salva "dalla" morte, che toglie il peso della sofferenza e libera dalla paura. Ma Gesù ci rivela un Dio che ci tratta da adulti salvandoci "nella" morte, condividendo con noi il peso della sofferenza e della paura. Qui ritorna il discorso di settimana scorsa: la fede non cambia i fatti o le cose, ma il nostro modo di leggerli. Il dolore rimane dolore, ma sai che non sei solo, che Lui è con te. La salvezza donata da Gesù è prima di tutto la salvezza dalla disperazione della solitudine. Lui è l' Emmanuele, il Dio con noi!
La resurrezione di Lazzaro è un' anticipazione della grande notizia della Pasqua: la morte è sconfitta, non è più l'ultima parola sulla vita dell'uomo! E' come se Giovanni ci consegnasse una mappa per poter capire e decifrare il cammino che Gesù si prepara a compiere. Lazzaro morirà di nuovo, la sua resurrezione non è come quella di Gesù, ma il suo ritorno alla vita indica che la morte non è più padrona dell'uomo.
Vorrei attirare la vostra attenzione su un ultimo particolare di questo racconto che spesso viene liquidato in fretta: il pianto di Gesù. Sì, cari amici, Gesù piange per il suo amico Lazzaro. Ho letto che grandi studiosi hanno dato moltissime interpretazioni a questo pianto, e io - che sono un prete di quartiere - mi fermo a quello che dice il Vangelo: «Gesù disse: "Dove l'avete posto? ". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere! ". Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: "Vedi come lo amava!"». E' stupenda questa immagine: Gesù arriva davanti al sepolcro del suo amico e piange. Dio non è quell'essere imperturbabile, perfetto e asettico che spesso ci siamo immaginati. Dio non è un cinico ingeniere che si preoccupa di far girare tutti gli ingranaggi dell'universo con scientifico distacco. Guardate Gesù che piange davanti al sepolcro del suo amico e poi ditemi se è ancora possibile pensare ad un Dio così!
Fratello che soffri scavato dal dolore, perché dopo quell'incidente tuo figlio non ha ancora riaperto gli occhi, devi sapere che Gesù piange con te!
Sorella che non ti dai pace perché vedi il tuo matrimonio andare dove mai avresti immaginato, devi sapere che Gesù piange con te!
Amici che non sapete più cosa fare perché vostra figlia ha deciso di smettere di mangiare, dovete sapere che Gesù piange con voi!
A voi, fratelli e sorelle masticati dalla vita, Gesù rivolge le stesse parole che scatenarono la speranza nel cuore di Marta e Maria: "Io sono la resurrezione e la vita".
Allora coraggio! Rotoliamo via le pietre dai nostri sepolcri, liberiamo le nostre chiusure e facciamo prendere aria alla fede ammuffita che stancamente ci trasciniamo dietro. Gesù ci chiama fuori dai nostri sepolcri per iniziare una vita nuova! Pronti?

Don Roberto