| Omelia (00-00-0000) |
| don Roberto Seregni |
|
Sono la luce del mondo Dopo il grande simbolo dell'acqua, l'evangelista Giovanni ci porta a scoprire un secondo segno del cammino battesimale: la luce. Siamo ormai a metà della Quaresima e se qualcuno ancora sonnecchia pacifico e beato, ascolti quello che Paolo scrive agli abitanti di Efeso: "Svegliati tu che dormi e Cristo ti illuminerà!" (Ef 5,14). A volte si sente dire che la fede, per essere vera e autentica, dev'essere cieca. Cieca perché non ti devi preoccupare di vedere o capire, ma solo buttarti a testa bassa dimenticandoti che il buon Dio ti ha fatto intelligente. Cieca perché la pretesa di capire o di vedere oltre, potrebbe essere letta dal "grande-dio-permaloso" come una mancanza di fiducia e di abbandono. Cieca perché il guru di turno pretende una creduloneria senza tentennamenti e sbavature, altrimenti vuol dire non sei all'altezza, che non sei pronto, che sei fuori. Per fortuna Gesù non è d'accordo! Il Rabbì di Nazareth ci vuole svegli e intelligenti, ci apre gli occhi proprio per capire che siamo ciechi e che non ce ne siamo mai accorti. Bisogna subito chiarire una cosa importante: questo stupendo brano di Giovanni parla di me e non degli altri, perché pure noi siamo come i farisei che si sentono a "dieci decimi" e invece siamo accecati dalla presunzione di vedere, di sapere, di capire... Allora proviamoci: io sono quel cieco. Io che leggo e mi lascio ferire da questa Parola sono quel cieco. Io che sono convinto di vedere e non mi accorgo che i miei occhi sono solo degli specchi che riflettono i miei fantasmi scambiati per verità assolute. Io che continuo a sbattere nel buio delle mie tristezze ammuffite e non accetto di aprire porte e finestre per far entrare la Sua luce. Io che sto per annegare nelle mie fatiche e continuo a pretendere di salvarmi tirandomi su per i capelli, piuttosto che chiedere aiuto. Io, se ho il coraggio della verità, sono quel cieco che si lascia guarire. Strano gesto quello di Gesù: "sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco" (v.6). E' il fango della nuova creazione, fatto con la terra e il respiro stesso del Figlio di Dio. C'è un nuovo impasto, un compimento, una perfezione riportata all'origine della sua bellezza. Ma la cosa straordinaria è che questo gesto non guarisce il cieco! L'opera di Gesù non è magica o automatica, ma richiede la partecipazione attiva del cieco: "Và a lavarti nella piscina di Sìloe" (v.7). Nelle mani di Gesù non siamo come dei burattini invertebrati da pilotare e manovrare. La fede non nasce da una semplice reazione chimica tra la sua grazia e mia miseria. C'è bisogno di una risposta libera al progetto liberante di Dio. Se il cieco non avesse accettato di correre alla piscina di Siloe per lavarsi, sarebbe stato solo un cieco con gli occhi pieni di fango! Allora coraggio, cari amici! Anche se tutto non è ancora chiaro, anche se le difficoltà sembrano improponibili e la paura stringe lo stomaco come una morsa, lasciamo che il Figlio ci rimpasti con il suo Spirito. Forse le cose non cambieranno: il tuo vicino continuerà a farti i soliti dispetti, tuo figlio continuerà a non voler studiare, il tuo prete continuerà a fare prediche noiose, tuo maritò continuerà a dimenticarsi le date dei vostri anniversari e tua moglie continuerà a parlare a dismisura pretendendo attenzione e memoria cibernetica... Sì, le cose saranno quelle di prima, ma diversi saranno i tuoi occhi! Sarà diverso il tuo modo di guardare le persone, di pesare i giudizi, di valutare le scelte per il futuro. Se ti scoprirai cieco e ti farai guarire da Cristo, tutto questo sarà diverso, perché diverso sarà il tuo cuore. Don Roberto |