| Omelia (00-00-0000) |
| don Roberto Seregni |
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Lasciò la brocca Dopo un breve soggiorno sul Tabor, illuminati dalla bellezza della Trasfigurazione di Gesù, la liturgia ci riporta nel deserto. Con l'evangelista Giovanni, che ci accompagnerà per le prossime domeniche, ci affacciamo sull'orlo dell'antico pozzo di Sicar per rivivere l'incontro tra Gesù e la donna samaritana. Il rabbi di Nazareth, stanco per il viaggio e sfinito dal caldo torrido del mezzogiorno palestinese, si siede al pozzo di Giacobbe. Qui avviene l'incontro con la samaritana, seguito dalla strana richiesta di Gesù: "Dammi da bere" (v.7). Strana perché mai e poi mai quella donna si sarebbe aspettata una simile richiesta. Il fatto di essere donna e per giunta samaritana, avrebbe dovuto scoraggiare quell'uomo giudeo a chiedere dell'acqua. E poi, se non bastasse, una donna che va al pozzo a mezzogiorno è una che ha qualcosa da nascondere e sa che a quell'ora non si incontra nessuno. Una richiesta strana, dunque. E la donna rimane disorientata: "Che vuole questo? Cos'è tutta sta confidenza? Il sole gli ha fatto perdere la ragione..." Vi devo confessare che mi piace questo Gesù che sceglie di aver bisogno di lei, che rompe gli schemi, che allunga la mano e chiede un sorso d'acqua pur di aprire una spiraglio nel cuore di quella donna. Mi piace questo Messia che non si impone con la forza e la violenza, ma si propone con il suo bisogno per iniziare un dialogo con la donna e guidarla alla scoperta della sua vera sete. Mi piace questo Rabbì che non giudica, non scaglia sentenze ma accompagna con ferma dolcezza a scoprire qual' è la vera arsura che rende inquieto il cuore. All'inizio la donna non capisce, fraintende le parole di Gesù, rimane legata all'aspetto materiale e indaga sulla fonte d'acqua miracolosa di cui parla questo interessante straniero. E' pronta a partire, a mettersi in viaggio per raccogliere nella sua brocca l'acqua che fa passare la sete. Ancora non sa, ancora non capisce che il viaggio da intraprendere è il più difficile e stupendo che si possa immaginare: quello dentro se stessi in compagnia del Signore. Ma non un viaggio intimistico e chiuso, bensì una esplosione che sa coinvolgere e portare lontano le parole accolte nel cuore: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia il Messia?". Sento questo incontro tra Gesù e la donna samaritana molto vicino a noi, al nostro cammino di quaresima. Anche noi siamo chiamati a guardarci dentro, a dirci la verità come ha fatto la donna di Samaria. Forse anche per noi è giunto il momento di smettere di annacquare la nostra vita cristiana con i surrogati della fede, con il "fai da te" dei buoni sentimenti religiosi o con le macedonie di tradizionalismi e superstizioni. Annacquando di superficialità la nostra vita spirituale ci troveremo tra le mani una fede senza Dio e un cristianesimo senza Cristo. Se ci lasceremo guidare dalle parole di Gesù, se anche noi metteremo a nudo le nostre false ricerche e le nostre immobilità, senza accorgerci abbandoneremo la brocca del passato per dissetarci alla fonte viva che è Cristo. Abbandoneremo la brocca delle nostre paure, delle nostre ansie, delle nostre inutile preoccupazioni e pure noi avremo la forza di annunciare che Gesù è tutto quello che di più bello si possa desiderare per riempire il vuoto che abita nel cuore dell'uomo e per saziare la sua sete di infinito. |