Omelia (17-02-2008)
don Roberto Seregni
Ascoltatelo

La settimana scorsa ci siamo lasciati nel deserto e ora la liturgia sapiente della Chiesa ci fa fare un salto impegnativo fino al Tabor, il monte della Trasfigurazione. Un balzo importante perché ci fa pregustare la meta verso la quale siamo incamminati.
Questo "salto spirituale" dal deserto al Tabor ci mette davanti agli occhi un Vangelo che ha ben poco di "quaresimale". Mi spiego: ben poco secondo quell'immagine grigia, cupa e ammuffita che si è sedimentata nel nostro immaginario spirituale. L'autentica mortificazione quaresimale è per la vivificazione e non per la tristezza! Il Padre non vuole dei figli tristi e musoni, ma uomini e donne vivificati dallo Spirito, pronti a lasciarsi inondare il cuore dalla gioia del Figlio Risorto.
Pietro, Giacomo e Giovanni sono condotti dal loro Rabbì in cima alla montagna. Mentre salgono in silenzio, il loro smarrimento cresce nel cuore. Hanno abbandonando tutto e si sono messi a camminare con Lui. Le cose andavano bene: discorsi da lasciar tutti senza fiato, miracoli, guarigioni, prodigi... Tutto stupendo fino a quando Gesù non inizia a parlare di Croce, di sofferenza, di morte. "Ma perché deve rovinare tutto così? E cos'è questa storia della Croce? E poi non solo per Lui ma pure per noi... Che sia impazzito?". Mi sembra di sentirli mentre salgono al Tabor e il fiatone batte il ritmo delle loro confusioni. Ma qualcosa sta per accadere. Pietro, Giacomo e Giovanni ricevono il dono di poter assistere ad un anticipo della gloria della Resurrezione. Gesù svela l'altra faccia del suo mistero: non solo la Croce, ma anche la Gloria. Gesù apre i loro occhi per riconoscere la sua bellezza e sembra dire: "Ecco chi sono! Ecco chi state seguendo!"
Accanto alla visione troviamo anche la Parola, quella del Padre che dice: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo." Queste parole mi fanno ripensare a tutte le nostre ingiustificabili superficialità, soprattutto nella fede. Forse abbiamo proprio bisogno di fermarci un po' e di ascoltare. Ascoltare Lui e non solo le chiacchiere vuote della televisione o le news di internet. Ascoltare Lui e mettere a tacere le vanità, le distrazioni e i pettegolezzi che ci circondano. Ascoltare Lui nella sua Parola che quotidianamente viene annunciata e spezzata nelle nostre comunità. Ascoltare Lui e rimettere ordine nella nostra vita. Ascoltare per assaporare la Sua bellezza nel deserto delle nostre fatiche quotidiane. Ascoltare per gustare il silenzio pieno della Sua presenza. Non è difficile. Basta scegliere, basta mettere ordine nella propria giornata e dare gerarchia sana alle nostre priorità.
Coraggio, cari amici cercatori di Dio! Lasciamoci vivificare dalla Sua Parola, trasfiguriamo le mortificazioni sterili in desideri autentici di conversione del cuore.

Don Roberto