Omelia (15-06-2008)
don Roberto Seregni
Stanchi e sfiniti

Questa settimana la liturgia ci propone l'inizio del discorso missionario, uno dei cinque che compongono il racconto di Matteo.
Mi piace e mi commuove l'attenzione materna di Gesù verso le folle che lo seguono: sono stanche e sfinite, manca un pastore, qualcuno che indichi la via, che non faccia camminare a vanvera senza una meta. Sono passati duemila anni, ma basta guardarsi un po' intorno e le cose non sembrano molto diverse. Anche noi abbiamo bisogno di qualcuno che accompagni il nostro cammino, che ci aiuti nelle scelte che la vita ci presenta, che ci sostenga nei momenti di dolore. Il Rabbi di Nazareth sa tutto questo e per aiutarci che fa? Non tira fuori la bacchetta magica, non ci propina soluzioni precotte e non ci tratta da poppanti. Gesù indica due cammini: la preghiera e la Chiesa.
Primo: la preghiera. Davanti all'amara costatazione della dispersione del gregge, Gesù non propone di rimboccarsi le maniche, di fare meglio, di inventarsi cose nuove o accattivanti. Il Rabbì di Nazareth sa che la qualità della vita si misura sulla qualità della preghiera, la sua stessa esistenza è stata contrassegnata da lunghi momenti di solitudine e di intimità con Dio. In molti, soprattutto giovani, mi chiedono come si fa a pregare, da che parte si inizia, quali sono le tecniche migliori... Solitamente mi piace dare questo consiglio: la preghiera è il riconoscimento della tua totale dipendenza da Dio. Gesù non insegna una preghiera disincarnata, ma un cammino di intimità con Dio che porta a umanizzare la vita, a riconoscere il bisogno di Lui, a cercare la Sua presenza come quella chiave che all'inizio dello spartito ti dice come fare a leggere tutto il resto.
Secondo: la Chiesa. So di toccare un tema molto delicato e ci entro in punta di piedi, ma il testo che la liturgia ci fa leggere è veramente spettacolare: solo un folle come Gesù avrebbe potuto mettere insieme un gruppo così diverso! Ci sono i pescatori allenati alla fatica e intellettuali come Giovanni; rivoluzionari incendiati d'odio contro gli invasori come Simone zelota e collaborazionisti come Matteo Levi; tradizionalisti come Giacomo e pubblici peccatori che seguono estasiati il Rabbì che non condanna! Al gregge smarrito Gesù propone la via della comunità. Gesù ama la Chiesa, ama questa Chiesa e non quello sgorbietto che i giornali e le televisioni si divertono tanto a ridicolizzare. Gesù ama la chiesa, ama questa Chiesa e non quella che fa notizia per lo scandalo di turno o per le statue che piangono. Gesù ama quella Chiesa di uomini e donne che si mettono in cammino dietro a Lui, che fanno della sua presenza la bussola per orientare la vita. Gesù sogna una Chiesa non di perfetti o di santerelli, ma di uomini e donne che cercano Lui, di compagni di viaggio che provano con la loro vita ad essere la trascrizione storica del suo amore.
Coraggio, cari amici! Se ci sentiamo stanchi e delusi, il Risorto ci indica questi due cammini da far crescere nella nostra vita cristiana: la preghiera e l'appartenenza alla comunità. Scopriremo il Suo Volto, ritroveremo la meta dei nostri passi e non ci sentiremo mai soli.

Buona settimana
Don Roberto