Omelia (27-07-2008)
padre Ermes Ronchi
La bellezza di Dio, tesoro della vita

Un contadino e un mercante trovano tesori. Lo trova uno che, in giorni sempre u­guali, occhi fissi solo al suo lavoro, per caso, si imbatte nella sorpresa e nell'inau­dito.
Ben più del pane quo­tidiano.
Lo trova uno che è cercato­re e navigante, per il quale è gioia la ricerca stessa: an­dare e ancora andare, occhi che guardano oltre. Anche in giorni disillusi come i no­stri, il Vangelo osa annun­ciare tesori: l'esito della sto­ria sarà felice, comunque felice, nonostante tutto fe­lice, perché nella nostra vi­ta sono in gioco forze più grandi di noi, perché il no­stro segreto è oltre noi, per­ché nell'uomo è posto un eccesso di desiderio e di at­tese, che niente fra le cose potrà esaurire, ma solo qualcosa che viene da oltre, viene come dono immeri­tato.
Come un tesoro non si merita, ma si accoglie, allo stesso modo Dio non si me­rita, si accoglie.
Il protagonista vero della parabola non è il contadi­no, ma il tesoro: parola co­sì rara per dire Dio. Parola di favole, di innamorati, di romanzi; ma anche parola di un Vangelo che riaccen­de tutte le speranze, rilan­cia tutti i desideri. Protago­nista vera della vita spiri­tuale è la perla preziosa, ca­pace di convocare mercan­ti dagli angoli della terra, forza che da sempre ha fat­to partire discepoli del Na­zareno verso i luoghi più sperduti del mondo. Teso­ro e perla sono nomi di Dio. Contadini, cercatori o di­scepoli, tutti avanziamo nella vita non per decreto, ma per scoperta di tesori, perché «là dov'è il tuo teso­ro, là corre felice il tuo cuo­re». La vita umana non è statica, ma estatica: estasi, movimento, esodo da sé, desiderio di unirsi all'og­getto d'amore. Se la gioia di un innamoramento, di un «che bello!» a pieno cuore, non precede le rinunce, queste non generano che tristezza, freddo, lontanan­za, consumazione del cuo­re. La vita non è etica, ma e­stetica: avanza non per co­strizione, ma per forza di attrazione, per seduzione di tesori; per una passione che sgorga da una bellezza, dall'aver trovato la bellezza di Cristo e del mondo co­me lui lo sogna: Dio in me, pienezza d'umano, vita bel­la, estasi della storia, pace e forza, sorpresa, incanto, o­rizzonte, caduta e risurre­zione; altre vite dentro la mia vita; un supplemento d'ali verso più libertà, più amore, più coscienza. Ma quel dono deve diventare mia conquista. Allora lascio tutto, ma per avere tutto. Vendo tutto, ma per guada­gnare tutto. E il Vangelo porta una spirale di vita crescente.