| Omelia (20-07-2008) |
| padre Paul Devreux |
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Domenica scorsa abbiamo ascoltato la parabola del seminatore che sparge il suo seme con generosità dappertutto e aspetta pazientemente che ognuno di noi diventi un terreno disponibile a ricevere la parola per poter portare frutto. Oggi Gesù insiste con altre tre parabole che parlano di un buon seme, del granello di senape, di lievito, ma anche di un nemico che agisce di notte e prova a contrastare il bene con il male. Infatti vediamo che nel mondo c'è il buono e il cattivo, ma perché un uomo diventa cattivo? Tutti desideriamo essere buoni, ma ognuno dà in funzione di ciò che ha ricevuto. Chi diventa cattivo spesso è chi ha ricevuto di meno, chi ha ricevuto bastonate dalla vita, chi è sfortunato e questi sono proprio i più poveri, e noi sappiamo che Dio ha una predilezione per i poveri. Secondo: se proviamo a dividerci tra buoni e cattivi qui in chiesa, c'è qualcuno che ha il coraggio di definirsi buono? C'è qualcuno che si ritiene meritevole di essere bruciato? Penso che il male e il bene sono ambedue presenti dentro di me. Tutti desideriamo essere buoni, ma non sempre ci riusciamo, inoltre dobbiamo ammettere che ci sono delle grosse ingiustizie. C'è chi nasce povero e chi ricco, chi bello chi brutto, chi sano chi malato, chi in zone di pace e chi di guerra... Possibile che dopo aver subito tante ingiustizie ci sia pure il rischio di una condanna? Penso che solo Dio è in grado di fare giustizia al povero, perché è capace di vedere in ognuno di noi principalmente un figlio da amare e da salvare da tutto ciò che lo allontana da lui e che lo porta a fare e farsi del male. Ecco perché ritengo importante rimettersi a lui riconoscendolo come padre; e chiedergli di guidare i nostri passi, di aiutarci a fare le scelte giuste; è importante dargli autorità sulla nostra vita. Dio è paziente e lungimirante, evita persino di strappare il male per non danneggiare il bene, da un piccolo seme riesce a fare crescere in noi grandi cose, è il lievito capace di fare fermentare tutta la pasta. Chiediamogli di diventare sempre di più un terreno recettivo, capace di accogliere la sua parola. Sia benedetto il Signore, che sa vedere il bene che c'è in me, e non si lascia accecare dal male che faccio. Capace sempre di sperare in un ritorno del figlio prodigo, di chi lo rifiuta. Signore ti consegno il mio cammino. |