Omelia (20-07-2008)
LaParrocchia.it
Attenzione ai manichei

Una chiesa di "puri", una chiesa settaria: è la tentazione ricorrente di ogni comunità animata da un grande desiderio di perfezione. Già ai tempi di Gesù, Giacomo e Giovanni avrebbero voluto far discendere un fuoco dal cielo per distruggere i samaritani inospitali (Lc 9,54). Nella parabola della zizzania emerge un atteggiamento analogo: "Vuoi che andiamo a strapparla via?". "No, dice Gesù, perché non succeda che sradichiate con essa anche il grano...".

Il padrone del campo, dunque, si preoccupa soprattutto della salvezza del grano: si oppone all'iniziativa dei suoi servi perché vuol dare al buon seme tutte le possibilità di crescere. Essi sono colpiti dall'abbondanza della zizzania, mentre lui vede in primo luogo le promesse del grano.

Quaggiù, nessuno può avanzare la pretesa manichea di classificare tutte le cose in due categorie ben distinte: bene e male, verità ed errore. L'eresia stessa può portare in sé una parte di verità, e la buona dottrina può contenere qualche errore. Si può sentire la presenza dell'angelo e nello stesso tempo subodorare quella del demonio. Con le sue ambiguità e il suo carattere composito, la situazione presente è il campo della libertà dei cristiani, in cui si compie il difficile esercizio del discernimento.

Si tratta dunque di congiungere, con un grande ottimismo spirituale, due atteggiamenti apparentemente contraddittori. La decisione: voler essere buon grano, con tutte le proprie forze, e quindi prendere le distanze dal "mondo" e dalle sue seduzioni, e la pazienza: sapere che è meglio una chiesa che sa essere lievito nella pasta, che non teme di sporcarsi le mani lavando i panni dei suoi figli, piuttosto che una chiesa di "puri", che pretende di compiere prima del tempo una scelta fra i chiamati al regno. Se bisogna odiare i vizi, bisogna farlo amando sempre le persone. Allora il piccolo seme perduto nel campo del mondo germoglierà e crescerà a poco a poco, fino a diventare l'albero immenso, frusciante di uccelli, del regno.