Omelia (13-07-2008)
LaParrocchia.it
Il seminatore uscì a seminare

L'uso delle parabole non è nuovo nell'ambiente in cui vive Gesù: l'antico testamento offre molti esempi di questo modo di esprimersi, utilizzato normalmente dai rabbini del tempo.
Eppure la maniera in cui Gesù se ne serve suscita sorpresa. Dopo una predicazione che aveva annunciato apertamente l'avvicinarsi del regno dei cieli, e quindi la necessità di convertirsi al Signore, l'insegnamento in parabole ritorna sugli stessi contenuti, ma questa volta in forma velata.

Gesù non si serve delle parabole soltanto per adottare un linguaggio più immediato. Le immagini sono eloquenti, senza dubbio, ma possono anche confondere. Per capire bisogna cercare, riflettere, interrogarsi, accettando la provocazione di un narratore che raggiunge i suoi ascoltatori nelle pieghe più nascoste del loro intimo. Ogni evangelista ha spiegato a suo modo il perché delle parabole. Secondo Matteo, per comprenderle bisogna avere il cuore aperto alla rivelazione, sinceramente desideroso di accogliere e di mettere in pratica la Parola, nonostante le opposizioni che essa incontra e i suoi apparenti insuccessi.

Dobbiamo ammettere che anche noi conosciamo dei momenti in cui tutto sembra concorrere ad impedirci di ricevere il vangelo e a farci dubitare del suo futuro nel mondo. Sono passati ormai duemila anni da quando "il seminatore uscì a seminare", e a volte siamo tentati di dire: che spreco di semi, che grosse perdite!

Ma la nostra risposta alla folle prodigalità di Dio dovrebbe consistere piuttosto nell'afferrare senza indugio la parola udita, per lasciarci a nostra volta afferrare da essa, impegnandoci nel cammino dell'obbedienza e dello zelo missionario al suo servizio. Non sarà proprio questo ciò che Gesù chiama "comprendere" le parabole?