Omelia (13-07-2008)
padre Ermes Ronchi
Quel Dio seminatore che dona la Parola di vita

Il seminatore uscì a se­minare. Già solo questa frase vibra di gioia e di profezia, è colma di pro­messe e di mietiture, presa­gio di pane e di fame sazia- ta. Ancora adesso Dio esce a seminare, e diffonde i suoi germi di vita a piene mani, e le strade del mondo e del­l'anima esultano davanti a Dio, il fecondatore infatica­bile delle nostre vite. Dio non è il mietitore che valu­ta e pesa il raccolto, ma è il seminatore: mano che do­na, forza che sostiene, gior­no che inizia, voce che ri­sveglia.
Ma quante volte io ho ral­lentato il corso del miraco­lo! Io che sono strada, io che sono campo di pietre e sas­si, io che sono groviglio di spine, cuore calpestato, su­perficie di pietra, che colti­vo spine e radici di veleno... Mi piace tanto questo Gesù che racconta in parabole: il seminatore uscì a seminare e il mondo è gravido di vita. La parabola fa parlare la vi­ta.
La vita non è vuota, non è assenza: c'è qualcosa di Dio nella vita. Se noi avessimo occhi per guardare la vita, se avessimo la profondità degli occhi di Gesù, anche noi in questa vita comporremmo parabole, racconteremmo di Dio con parabole e poe­sia, come faceva Gesù.
Noi siamo chiamati ad esse­re contadini della Parola, a diffonderla, con l'ostinazio­ne fiduciosa della parabola; con fiducia, perché la forza non è nel seminatore, ma nel seme; la forza non è in me, ma nella Parola. Che non tornerà a Dio senza a­ver portato frutto.
Il seminatore uscì a semina­re: oggi, questa mattina, a­desso, esce ancora a semi­nare; ed è grande questo Dio seminatore, questo Dio con­tadino: è grande perché cre­de nella bontà e nella forza della Parola più ancora che nei frutti visibili. Crede nel­la Parola più ancora che nei risultati della Parola: è la Pa­rola che è vera, non i suoi e­siti.
Egli mi chiama a un atto di fede purissima, a credere nella bontà del Vangelo più ancora che nei risultati visi­bili di quella parola, a cre­dere che Dio trasforma la terra e le persone anche quando non ne vedo i frut­ti. Mi chiama ad amare la sua promessa più ancora della realizzazione della pro­messa, ad amare Dio più an­cora delle promesse di Dio. Questo atto di fede gioiosa e forte, oggi, il Vangelo pro­pone. Io non ho bisogno di raccolti, ho solo bisogno di grandi campi da seminare e di un cuore non derubato; ho bisogno di un Dio semi­natore, che le mie aridità non stancano mai. E anco­ra le strade del mondo po­tranno esultare di vita.