Omelia (13-07-2008)
don Giovanni Berti
Il seminatore sprecone

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Ho un carissimo amico che ogni tanto organizza delle cene per la sua compagnia di amici e invita anche me. E' un vero maestro della cucina in ogni tipo di portata, anche se il suo cavallo di battaglia sono i dolci, che concludono ogni cena con un trionfo di torte, crostate e biscotti di ogni tipo.
La cosa che sempre mi impressiona è che quando si arriva, la tavola (che è molto grande) è strapiena di cose da mangiare. Sembra davvero che la sua preoccupazione non sia "cosa mangeranno gli ospiti?", ma è "cosa voglio preparare di buono?". Ogni volta quando si arriva ai dolci gli ospiti sono già così stremati dall'abbondanza e bontà del cibo precedente che non si riesce a mangiare tutto quel che è stato preparato. Questo mio amico non sembra preoccupato della capienza degli stomaci dei presenti, ma vuole abbondare e far in modo che non manchi nulla e che ci sia festa. Alla fine della cena prepara sempre piccoli pacchetti in modo che quello che è avanzato sia portato a casa dagli ospiti. Non ha fretta che tutto venga consumato subito, ma è consapevole che quello che ha messo in tavola è buono, e anche tutti noi lo sappiamo, e sicuramente non tutto verrà sprecato.
Mi colpisce sempre questo seminatore descritto da Gesù che semina così abbondantemente che molto del suo seme non finisce nel posto giusto, ma finisce in posti nei quali, per un problema o l'altro, non si ricava il frutto sperato. Ma al seminatore sembra importare solo che il seme venga seminato e seminato in abbondanza, senza paura e tirchieria. Questo seminatore sa che il seme è buono e se cadrà nel posto giusto produrrà sicuramente un frutto abbondante.
Meditando queste parole di Gesù vorrei davvero fermarmi a contemplare la generosità e l'entusiasmo di questo seminatore "sprecone" come quando entrando in casa del mio amico vedo quella tavola strapiena di cose che so bene non verranno tutte consumate, ma che sono il segno di una grande accoglienza e amicizia.
I discepoli di Gesù erano molto preoccupati del divario tra le parole e gesti del Maestro (guarigioni, discorsi e rivelazioni) e la risposta della gente e delle autorità. Hanno l'impressione che sia uno spreco, perché il consenso cala e aumenta la "sterilità" del popolo che pian piano sembra rifiutare Gesù. Penso che davanti alla croce moltissimi si saranno chiesti con angoscia se tutto quel che era stato fatto aveva un senso, e avranno guardato a Gesù come uno che ha "sprecato" la sua vita e le sue capacità...
E' quello che mi chiedo talvolta anch'io quando guardo alle energie impiegate personalmente e come parrocchia nelle varie attività e organizzazioni pastorali: non è tutto uno spreco? A che serve fare tutte queste cose e metter in piedi tutte queste iniziative se sembra che nulla cambi?
Ma credo che sia anche la domanda di tanti genitori quando guardano i semi di insegnamenti positivi e valori gettati nella vita dei loro figli lungo il cammino della loro crescita che sembrano esser stati gettati sulla strada o in mezzo alle spine: vengono portati via e il frutto appare davvero scarso man mano che i figli crescono e diventano adolescenti.
Gesù parlando del seminatore sprecone parla prima di tutto di se stesso. Lui non teme una risposta scarsa e non viene bloccato dal poco frutto raccolto. Gesù nelle sue parole e nei suoi gesti è convinto di gettare un seme buono che porterà prima o poi un frutto abbondante. Gesù crede profondamente in quel che ha dentro e che porta nel mondo. Sale sulla croce perché anche se in apparenza sembra un seme sterile in un campo arido, si affida al Padre celeste e sa che questo seme porterà un frutto inesauribile. Possiamo dargli torto ora?

Gesù con questo seminatore sprecone vuole iniettarci fiducia perché possiamo continuare la nostra vita con la sua stessa fiducia. Ci invita a credere che il suo seme in noi produce un frutto buono anche se tante volte siamo terra arida e improduttiva. Infatti in noi e in tutti esiste, anche se piccolo, un fazzoletto di terra buona e li il seme produce. Basta non sottrarsi alla semina. Mi viene così voglia di continuare ad avere fede e di "usare" ogni occasione per lasciare che il seme della Parola di Dio cada nella mia vita.
Questa parabola infine è un invito a sperare che tutto quello che di buono seminiamo nella nostra vita, nelle cose che facciamo e nelle relazioni che costruiamo, non andrà mai tutto perso. Non possiamo fermarci nel seminare in abbondanza amore, perdono, ascolto, solidarietà, carità... Anche se parte della semina sembra andare persa e molti ci dicono che sprechiamo il nostro tempo, non dobbiamo fermarci a seminare il seme buono, anche sprecando un po'!


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