| Omelia (06-07-2008) |
| Comunità Missionaria Villaregia (giovani) |
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Gesù nel Vangelo di questa domenica si presenta come colui che è mite e umile di cuore. Ma cosa significa che Gesù, cioè Dio, è umile? Santa Teresina diceva che l'umiltà è verità. Sono umile se dico la verità di me stesso. Non sono umile se mi abbasso, non sono umile se avanzo di un gradino che non è il mio. Sono umile se sono ciò che sono nella verità di me stesso. L'umiltà non consiste principalmente nell'essere piccoli, né nel sentirsi piccoli e nemmeno nel dichiararsi piccoli, perché nel primo caso possiamo essere piccoli e arroganti, nel secondo caso il sentirci senza valore può nascere da un complesso di inferiorità e nel terzo caso pur dichiarando di essere umili, possiamo non pensarlo veramente. Allora cos'è l'umiltà? Dio ci insegna che essere umili è farsi piccoli. Lui che era Dio non ha disdegnato farsi piccolo, bambino, uomo. Lui che era Dio ha preso la nostra carne, ha imparato una lingua, ha vissuto in un piccolo paese, è emigrato, si sottomise a Giuseppe, falegname, imparò il lavoro di falegname, si mise in fila con i peccatori nel Giordano per essere battezzato da Giovanni, dinanzi a chi lo accusava è rimasto in silenzio. L'umiltà è Amore, è dono di sè, è scegliere di scendere con gli ultimi, con i piccoli, con i bisognosi; è scegliere di sporcarsi con chi non conta, è vedere nell'altro una verità più grande, è dare il passo all'altro, che viene sempre prima di me. Umiltà è accettazione profonda che l'altro viene prima, chiunque altro, è riconoscere che nel fratello è presente Dio e che amando il fratello amo Dio. Accettare di essere umili è accettare di andare contro corrente, è accettare di dire di no a quel peccato dell'origine che ci voleva far vedere che noi eravamo come Dio, accecandoci, perché Dio ci aveva già fatto a sua immagine e somiglianza. Lì, non abbiamo riconosciuto la verità di noi stessi, siamo stati incapaci di vederci come "Dio". Gesù ci invita a guardare a Lui come mite e umile di cuore; ci invita a guardarlo nel dono che lui è di se stesso: un dono infinito che continuamente si dona senza esaurirsi mai. Spesso dopo che noi ci siamo donati, anche con amore, ci ritroviamo ad essere "svuotati": è difficile essere completamente privi di egoismo, essere dono gratuito fino in fondo. Frate Antonio distingue dieci gradi di umiltà, che sintetizzano tutto il cammino della perfezione. 1. L'umiltà esige che l'uomo tenga presente l'umile origine del suo corpo, 2. la sua gestazione nel grembo materno, 3. la sua inornata nascita, 4. il suo travaglioso pellegrinaggio terreno, 5. le sue debolezze 6. e abbia davanti a sé il pensiero della morte, "più amara di ogni amarezza". 7. L'umiltà, inoltre, sollecita l'uomo a entrare nel mistero del Cristo umile 8. che si è fatto suo servo e redentore, 9. testimone dell'amore spinto fino alla follia. 10. L'avanzamento dell'uomo sul cammino della perfezione è proporzionato al suo abbassamento, poiché ogni uomo che si innalza sarà abbassato e chi si umilia sarà innalzato. Gesù ha ringraziato il padre perché ha nascosto queste cose ai superbi e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli, potremmo dire agli umili. Sono gli umili ad aver capito il vero segreto della vita. Concludiamo con queste parole di S. Francesco che ci aiutano a riassumere il segreto dei piccoli e degli umili: Ogni uomo semplice, porta in cuore un sogno, con amore ed umiltà potrà costruirlo Se con fede tu saprai vivere umilmente, più felice tu sarai anche senza niente Se vorrai ogni giorno, con il tuo sudore una pietra dopo l'altra alto arriverai Nella vita semplice troverai la strada che la calma donerà al tuo cuore puro sono quelle che alla fine sono le più grandi Dài e dài ogni giorno con il tuo sudore una pietra dopo l'altra alto arriverai. |