Omelia (27-04-2008)
don Ricciotti Saurino
L’arringa

Nella vita bisogna avere fortuna! Ce lo siamo detti tante volte guardando con invidia la posizione degli altri che non hanno nulla di più delle nostre capacità.
Lo abbiamo detto anche leggendo dei tanti fortunati che hanno avuto la possibilità di incontrare Gesù sulla loro strada e che, da quell'incontro, hanno tratto beneficio.
Fortunata la peccatrice, salvatasi dalla lapidazione con una brillante arringa del Maestro che, da buon avvocato, ha messo con le spalle al muro gli accaniti accusatori.
Fortunato Zaccheo che, appollaiato su di un albero, si sentiva accerchiato da una muta di cani desiderosi di sbranare l'astuta volpe del paese. Fortunato perché, tra gli assordanti latrati, ha percepito e accolto l'unico affettuoso invito. L'invito di chi, con dolcezza, sarebbe riuscito a spogliarlo della refurtiva, riconsegnandola ai derubati.
Fortunata Maria che ha conservato la sua postazione d'onore, contestata dalla sorella Marta, grazie alle parole del suo confidente. Anche le beghe familiari sono risolte con l'intervento salomonico di un tutore della libertà e dell'essenziale.
Fortunata la vedova di Naim, consolata fattivamente dall'abbraccio del figlioletto morto. Fortunato Lazzaro, Giairo, la Samaritana e la folla...
Fortunati i mille poveri, storpi, ciechi esaltati nella loro condizione di disagio da Uno schierato dalla loro parte. Un vero Robin Hood, un paladino in difesa del niente, quel niente che affossa e che nega perfino la possibilità di procurarsi un amico e un difensore.
Molti i fortunati, ma uno solo il portatore di consolazione. E gli altri miserabili di tutti i meridiani del globo saranno esclusi per sempre dal magico incontro?
Perché gli uomini non hanno conservato in vita il più a lungo possibile il grande Consolatore dell'umanità?
Anche se gli avessero risparmiato la sorte crudele che essi stessi gli hanno inflitto, non avrebbero potuto farlo arrivare fino ai nostri giorni. Peccato!
Ci accontenteremo di raccontare in eterno le sue meraviglie?
Ma Dio non consente nostalgici racconti!
Non racconta favole, bensì esperienze degli altri che possono diventare le nostre. Non racconta belle storie ai nipoti per distoglierli dalla dura realtà o per fugare la paura del buio. Dio prospetta come costruire la realtà e come illuminare il buio.
"Il Padre vi manderà un altro Consolatore, che rimarrà con voi per sempre!" E dov'è? Mi piacerebbe incontrarlo, sarei felice soltanto di sapere che da qualche parte c'è "un altro" come il Maestro, che continua la sua stessa opera di accoglienza, di consolazione, di difesa; mi sentirei più sicuro tra le mie magagne!
"E' lo Spirito che dimorerà presso di voi e sarà dentro di voi!"
Geniale, come al solito, la trovata di Dio per raggiungere ogni uomo nello spazio e nel tempo: lo Spirito non ha domicilio, né studio privato, perché è in ogni fratello e ogni fratello dovrebbe essere il custode, il consolatore, il difensore, l'aiuto dell'altro.
Lo Spirito non ha bisogno di essere raggiunto, perché è dentro di te e vicino a te. Non presenta parcelle e onorari, perché ha la gratuità del Padre. Non difende i titolati e i possidenti, perché ha amore per l'uomo e non per le sue cose.
Ti consola dal di dentro, come una potenza risanatrice, una risorsa nascosta nelle pieghe del tuo essere.
Ti conforta suscitando balsamici interventi della comunità.
Ti difende con l'arringa del silenzio, quel profondo silenzio, come di Chi scrive sulla sabbia, che è preghiera, abbandono, riflessione, risposta più efficace e disarmante di qualsiasi parola.
E la storia della Chiesa si gloria di annoverare tra i suoi figli tanti uomini e donne coraggiose per la forza dello Spirito.
Non so se vien voglia di sfidarLo per vedere se veramente tira fuori dalle difficoltà o prestarGli corpo perché diventi consolazione e difesa per gli altri.
La prima sarebbe una brutta tentazione, la seconda la realizzazione del progetto divino e l'attuazione del Regno.