Omelia (20-04-2008)
mons. Roberto Brunelli
Un posto col mio nome

Due espressioni di Gesù colpiscono particolarmente, nel brano di vangelo odierno. La prima, che già introduce alla prossima festa della sua ascensione al cielo, è una consolante promessa: "Vado a prepararvi un posto".
Agli uomini incerti sul senso dei propri giorni, agli uomini delusi da esperienze mortificanti, agli uomini cui vanno stretti i confini di questa vita, ecco un'affascinante prospettiva, la chiara indicazione di una meta. Come un viaggiatore smarritosi durante il cammino non sa più orientarsi e perciò è tentato di sedersi al primo bar, ma ritrova slancio se qualcuno gli indica la strada; come chi bighellona in pantofole e non si decide a muoversi perché non conosce un posto che valga l'impegno del viaggio, subito si organizza se gliene prospettano uno adeguato: così per tutti gli smarriti e gli indolenti è un bello stimolo sapere di avere una meta. E per quanti si sono imbarcati in avventure allo spasimo, quando si accorgono di essere stati avventati ma ritengono di non avere alternative, è un conforto sapere che possono sempre cambiare. Per me, come per ciascun altro degli esseri umani passati presenti o futuri, c'è un posto già preparato, col mio nome scritto sopra, sicché non devo temere che qualcuno più svelto o più furbo arrivi a soffiarmelo: o sarò io a occuparlo, o resterà vuoto.
Ma di che posto si tratta? E' un posto invitante, appetibile? E non sarà troppo faticoso arrivarci? Esplicite o implicite, sono le domande di tutti, cui Pietro, in un'altra delle letture di oggi, risponde ricordando anzitutto la nostra dignità: "Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato e ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa". Gesù risponde più semplicemente ma con parole ancora più avvincenti: "Vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi". Essere per sempre con lui: esiste forse una prospettiva migliore? E se anche richiede impegno, forse che non lo vale?
L'impegno: quale? In che direzione? Come si raggiunge quel posto preparato per noi? A Tommaso che gli pone le stesse domande, Gesù risponde con la seconda espressione basilare del vangelo di oggi: "Io sono la via, la verità e la vita". Per arrivare a quel posto, per conseguire l'unica meta in grado di dare senso al nostro andare di anno in anno, di giorno in giorno, Cristo è la via: occorre cioè aderire a lui, seguire le sue orme, fidarsi delle sue indicazioni di viaggio. Perché lui è l'unico a dare sempre quelle giuste; nel frastuono di voci che ci rimbombano dentro e intorno, tra i tanti sedicenti maestri che ci mitragliano di insegnamenti dagli schermi televisivi o dalla carta stampata, occorre distinguere la "sua" voce, perché Cristo è non una ma "la" verità. Di fronte agli sforzi immani della scienza che a questa vita sa dare soltanto qualche giorno in più, occorre ricordarlo sempre: lui è l'unico capace di abbattere la barriera della sua conclusione terrena; Cristo è la vita, quella vera, totale, senza fine. E la vita che è lui, nella sua incommensurabile bontà egli intende comunicarla a chi decide di accoglierla, seguendo le sue orme. "Vado a prepararvi un posto, perché dove sono io siate anche voi".