Omelia (13-04-2008)
padre Ermes Ronchi
Dio, pastore di libertà e di futuro

Cristo, venuto dal Pa­dre come intenzione di bene, pastore di vi­ta abbondante, venuto per­ché ciascuno sia nella vita datore di vita, è indicato da Giovanni con le seguenti ca­ratteristiche: conosce le sue pecore e chiama ciascuna per nome. Il Signore pro­nuncia il mio nome, pro­nuncia la mia verità, il mio tutto; egli «entra e conosce», è capace cioè di capire e ac­cogliere le emozioni e i sen­timenti. Sulla sua bocca il mio nome dice intimità, e mi avvolge come un ab­braccio. Mi chiama con il nudo nome, senza evocare nessun ruolo, o autorità, o funzione, o attributo, nel ri­conoscimento della mia u­manità profonda, della mia più pura umanità. Tanto più sarai vicino a Dio quanto più sprofonderai nel tuo essere uomo. Senza aggettivi.
E le conduce fuori: non è il Dio dei recinti, ma degli spa­zi aperti. È pastore di libertà, che non rinchiude per pau­ra, ma ha fiducia in ciò che è fuori, fiducia negli uomi­ni, nei suoi, nel mondo. Fi­ducia è la prima condizione perché vita ci sia.
Cammina davanti a esse. Non è un pastore di retro­guardie, apre cammini e in­venta strade, è davanti e non alle spalle. Non un pastore che pungola, incalza, rim­provera per farsi seguire, ma uno che precede: cammina attratto dal futuro e non dai rimpianti, seduce con il suo andare, affascina con il suo esempio. E le pecore ascol­tano la sua voce. Lo ricono­scono perché sono da lui ri­conosciute. Chi non ascol­ta, chi è sordo, rischia inve­ce di restare nei vecchi re­cinti, nelle vecchie paure, in greggi anonimi, in strade che sono non-strade. La pa­rola «assurdo» ha la stessa radice di «sordo». Entra nel­l'assurdo chi è sordo, chi non sa ascoltare. Esce dalla sor­dità e dall'assurdo chi ascol­ta la voce, che è prima an­cora di ogni parola, che dice con la sua sola vibrazione u­na relazione amorosa tra lui e me, un combaciare più ampio della comprensione. Io sono la porta. Non un mu­ro chiuso, non uno steccato che divide, Cristo è passag­gio, apertura, pasqua, brec­cia di luce, luogo attraverso cui vita entra e vita esce.
Cosa significa varcare quel­la soglia, varcare Cristo? È cambiare rotta, indirizzare la prora del cuore verso le cose che lui amava: futuro, libertà, coraggio; dimenti­carsi, dare tutto, con tutto il cuore; essere pastore di vita del mio piccolo gregge; es­sere soglia aperta, attraver­sata da molte vite.