| Omelia (13-04-2008) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento Gv 10,10 Dalla Parola del giorno "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". Come vivere questa Parola? Ogni giorno noi sperimentiamo la vita: ci alziamo, mangiamo, lavoriamo... e dentro di noi avvertiamo la speranza di qualcosa al di là, qualcosa di oltre, qualcosa di più che desideriamo ardentemente. Nella prima lettura della liturgia di oggi Pietro dà risposta a questa nostra speranza, dice che è Gesù, il Signore e il Cristo. E per essere uniti a Lui bisogna che oltre il battesimo e il perdono dei peccati riceviamo lo Spirito Santo, cioè l'Amore, la Vita stessa di Dio. Nella seconda lettura lo stesso Pietro ribadisce che prima del dono dello Spirito Santo eravamo "erranti come pecore senza pastore, ma ora siamo tornati al Pastore e guardiano delle nostre anime". Giovanni nel vangelo riprende l'immagine del pastore e delle pecore, assicurandoci che Gesù "chiama le sue pecore una per una", cioè conosce ciascuna, e conosce ciascuno di noi per nome. Ci chiama, ci ama, ci guida e ci protegge. È il dono dello Spirito Santo che ci introduce in una relazione di intimità con Gesù Buon Pastore, se crediamo che Gesù è il Signore l'Onnipotente. Oggi nella mia pausa contemplativa mi metto all'ombra dello Spirito Santo e chiedo a Lui, che è Amore, di farmi conoscere più intimamente Gesù e di stabilire una relazione più profonda con Lui. Gesù è il Signore che è venuto perché io abbia vita in abbondanza. La voce di un gesuita È nell'Eucaristia che troviamo attualmente il cuore di Gesù più vicino a noi; e nell'Eucaristia che Egli si unisce nel modo più intimo a noi e noi a Lui. P. Henri Ramière |