Omelia (10-04-2005)
don Maurizio Prandi


Forse siamo anche abbastanza vicini come stato d'animo interiore ai due discepoli di Emmaus, perché anche a noi è dato di vivere una assenza, così come è successo a loro e forse è meno difficile per noi capire la tristezza che abita il loro cuore.
Hanno l'impressione di aver perso tutto da quando il loro maestro è finito su quella croce. Sembra rimanere solo un ricordo... certo è quanto basta perché Gesù Risorto possa mutarlo in memoria viva e ardente, ma per ora solo un ricordo: sono ormai lontani i giorni meravigliosi rallegrati dall'annuncio che il Regno di Dio si è fatto presente, rallegrati dalla gioia di certi miracoli, rallegrati dalla bellezza di una vita condivisa nel segno della fraternità. Pare che di quella esperienza non resti più nulla...
Mi piace molto quello che don Pozzoli scrive proprio su questo: C'è solo un grande vuoto dentro e una tristezza che non puoi mascherare. Per questo hanno scelto di mettersi in fuga. Quando si soffre troppo è inutile cercare compensazioni, meglio tentare di dimenticare, lontano dai luoghi segnati dalla delusione. La vicenda dei due discepoli ci trova emotivamente partecipi, perché la sentiamo come nostra. A tutti può capitare di attraversare momenti di solitudine e di abbattimento morale per il crollo di tante speranze. Ma la tristezza maggiore è quando, all'interno di queste prove, ci si accorge di non poter più contare neppure sulla fede religiosa che ci aveva sostenuto in passato.
Credo che davvero tanto stia lì, proprio nel fatto che la tua fede non ti sostiene più, forse perché da Dio ti aspetti cose che Lui non ti può dare... cosa si aspettavano i due di Emmaus da Gesù, tanto che non sono stati capaci di riconoscerlo quando si è accostato per camminare con loro? Stando al vangelo, davvero hanno tutte le possibili informazioni su Gesù. Sanno tutto e lo dicono essi stessi raccontando la loro esperienza. Eppure, ripeto, non riescono a riconoscerlo... che cosa è che li blocca? Che cosa è che impedisce loro di arrivare all'esperienza di gioia di fronte al Signore Risorto?
Ascoltiamo cosa dicono: Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute... quali sono queste cose che sono accadute? La passione e la crocifissione di Gesù... è proprio questo a rappresentare l'ostacolo che impedisce loro di vedere e di riconoscere. Come è possibile non riconoscere una persona che non vedi da pochi giorni? I due discepoli hanno seguito Gesù perché annunciava la vicinanza del Regno di Dio, ed erano convinti che il Regno di Dio fosse vicino proprio attraverso la persona di Gesù; hanno ascoltato da Gesù delle parole che nessuno aveva mai detto; hanno visto Gesù compiere delle azioni, come i miracoli, che esprimono la misericordia di Dio in atto; hanno visto la misericordia di Dio nel modo in cui Gesù ha accolto i peccatori e sicuramente la loro conclusione non poteva che essere questa: Dio, in Gesù si è fatto vicino all'uomo... Dio, in Gesù ci ha incontrato. Ma poi il blocco, l'ostacolo... hanno visto Gesù umiliato, giudicato, condannato, disprezzato, rifiutato e crocifisso... non potevano più pensare che Dio fosse lì e l'immagine del crocifisso è per loro l'immagine di uno che Dio ha abbandonato...

E' sorprendente anzitutto la grande naturalezza con la quale Gesù si rende presente. Come un viandante qualsiasi che si incontra per caso. E' come se Gesù volesse scivolare dentro la nostra esistenza senza fare rumore, attraverso gesti elementari e quotidiani come il camminare, il parlare, il condividere un pezzo di pane. Sento ancora più forte una verità qui: Gesù non vuole giudicarci, vuole solo aiutarci e il rimprovero che muove ai due discepoli per dire loro che avevano inteso male sperando in un Messia glorioso, vincente, capace di realizzare il suo regno con la forza lo muove anche a noi tutte le volte che pretendiamo che egli si mostri presente nella nostra storia con i caratteri che noi amiamo, che poi sono quelli del potere e del successo. Lui invece ha scelto di affidare tutta la sua gloria alla forza umile e fragile dell'amore.
E' come se Gesù ci esortasse: Non cercatemi nei fatti straordinari. Non inseguite continuamente ciò che appartiene alla sfera del magico e del miracoloso, perché non mi trovereste. Cercatemi piuttosto lungo i percorsi quotidiani, nei gesti elementari. Sostiamo insieme sulle Scritture, sulla Parola di Dio, non su quella degli uomini... a volte non avviene niente, ma a volte sentite come un turbamento profondo, un ardere del cuore là dove incontrate parole che parlano di un Dio presente in mezzo agli uomini non per imporre la sua sovranità, ma per condividere nell'amore la loro sorte. Quel turbamento che provate sono io, con ancora i segni della mia croce, a crearlo nel vostro cuore.
Gesù ci educa così, ci educa a non affidare la nostra fede allo stupore dei miracoli, ma al fascino che nasce da ogni parola e da ogni gesto che trasmette un messaggio d'amore. E ci educa anche a chiedergli di restare con noi, per superare la tristezza, la solitudine, il vuoto, la delusione... Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino.

Donaci occhi che possano scorgere la tua presenza, che vedano la bellezza della vita anche tra mille difficoltà e delusioni; donaci orecchie che sappiano ascoltarti e che possano riconoscere la tua voce tra tanti rumori quotidiani; donaci ogni giorno compagni sinceri, guide sicure con cui condividere il nostro cammino; donaci, Signore, di riconoscerti in ogni momento della nostra esistenza e di contagiare chi ci circonda con la gioia incontenibile che solo l'incontro con Te può darci.