Omelia (06-04-2008)
padre Antonio Rungi
Riconoscerci nello spezzare il pane della carità e della speranza

Celebriamo oggi la domenica Terza domenica del tempo di Pasqua. E' la domenica dei discepoli di Emmaus, in quanto il testo del Vangelo ci riporta all'incontro di Gesù Risorto con i due discepoli che vanno verso questo villaggio posto distante da Gerusalemme e discutono sulla morte in croce di Cristo, delusi di come era andata a finire la vicenda umana del maestro, ma anche la buona notizia che avevano recato le donne ai discepoli che a loro volta vanno al sepolcro e non trovano Gesù. Il dubbio sulla resurrezione di Cristo non viene eliminato dalla loro mente, fin quando non riconoscono Gesù nello spezzare il pane, segno evidente che quel gesto di Gesù nell'ultima cena era vivo nella coscienza del gruppo degli apostoli come qualcosa di unico ed indicativo del mistero della morte e della risurrezione, il mistero pasquale che celebriamo in questi giorni. Tutto il racconto ci immerge nel clima della Pasqua che è clima di speranza, gioia, fede, eucaristico. A leggere attentamente il brano si comprende come il testo sia uno dei più antichi testi di catechesi cristiana, incentrato sul nucleo essenziale dell'annuncio, ovvero della morte e risurrezione di Cristo che si conclude con la cena. E' la struttura della celebrazione eucaristica come la viviamo oggi: la liturgia della parola con l'omelia e poi la celebrazione eucaristica con la partecipazione alla mensa eucaristica. Il testo del vangelo di Giovanni è molto bello e significativo per quanti vogliono fare un cammino pasquale autentico.
E' facilmente comprensibile che la chiesa si riconosce tale intorno all'eucaristia e nell'eucaristia. I discepoli che riconobbero Gesù nello spezzare il pane. La gioia di condividere con Cristo il banchetto eucaristico, ove egli si rende presente in corpo, sangue, anima e divinità, presenza reale del Cristo redentore nei segni dai lui scelti per esserci vicini in un modo del tutto singolare, va portata agli altri con la stessa gioia del cuore che provarono i discepoli di Emmaus nel giorno di Pasqua nell'incontrare e cenare con Gesù risorto. Magari i cristiani di oggi avessero lo stesso entusiasmo e convincimento interiore di parlare di Cristo agli altri, soprattutto dopo averlo incontrato nella Pasqua settimanale della comunità ecclesiale con la partecipazione alla mensa della Parola e dell'Eucaristia.
Il testo degli atti degli Apostoli di oggi, sequenza quasi naturale di quello che abbiamo ascoltato nel Vangelo, ci dice esattamente quale fu l'impegno degli apostoli nel diffondere il Vangelo della Risurrezione agli uomini del loro tempo. Così nacque e si diffuse la Chiesa ai suoi primi albori, quando lo Spirito Santo aveva fortificato la fede degli apostoli paurosi e timori di parlare di Gesù solo Crocifisso.
Essere testimoni del Risorto sempre e in ragione del dono dello Spirito Santo che su di noi è disceso in modo pieno nel giorno della nostra Pentecoste che è stato il sacramento della Cresima, il sacramento della testimonianza, del coraggio, della fedeltà, dell'eroismo, della coerenza.
Stesso tema riscontriamo nella Prima Lettera di Pietro che è la seconda lettura della parola di Dio di questa terza domenica di Pasqua. L'apostolo scelto da Gesù ad essere la guida della chiesa nel tempo parla appunto di fedeltà e coerenza di vita, in ragione di quel grande mistero della Pasqua di Cristo morto sulla Croce e risorto tra sangue e speranza, tra sofferenza e gioia interminabile, tra morte e vita oltre la vita.
Perciò possiamo ben pregare con le stesse parole dell'inizio di celebrazione: "O Dio, che in questo giorno memoriale della Pasqua raccogli la tua Chiesa pellegrina nel mondo, donaci il tuo Spirito, perché nella celebrazione del mistero eucaristico riconosciamo il Cristo crocifisso e risorto, che apre il nostro cuore all'intelligenza delle Scritture, e si rivela a noi nell'atto di spezzare il pane".