| Omelia (06-04-2008) |
| don Giovanni Berti |
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La messa è finita? Clicca qui per la vignetta della settimana. In questo episodio dell'incontro di Gesù con i discepoli in cammino verso Emmaus, si può riconoscere lo schema di base della nostra Messa: Gesù che incontra due discepoli e parla a loro spiegando tutto quello che lo riguarda con le parole prese dalla Bibbia (ecco la prima parte della Messa, quella delle letture) e poi entra in casa e attorno ad una tavola spezza un pane benedetto e subito viene "visto" e "riconosciuto" (seconda parte della messa con consacrazione e comunione). Mi ricordo che nel Seminario di Verona proprio sopra l'altare, davanti a tutti, c'era un grande dipinto che rappresentava proprio questo brano del Vangelo. Guardandolo mi ricordavo che quella messa alla quale stavo partecipando in quel momento era proprio come quell'incontro particolarissimo di Gesù risorto con i discepoli Cleopa e l'altro (di cui non sappiamo il nome). Ma davvero la nostra messa è come quell'incontro? Ci sono tanti punti in comune ma anche tante cose che la rendono assai, purtroppo, diversa. Prima di tutto il brano del Vangelo di Luca ci parla di un vero incontro umano alla pari e per strada non in un luogo sacro. C'è un dialogo tra Gesù e questi discepoli. Non parla solo Gesù e non parlano solo loro, ma c'è uno scambio di sentimenti e di parole. Cleopa e il suo amico mostrano la loro tristezza e delusione e il misterioso viandante (che noi sappiamo essere Gesù) li ascolta. Quello che lui dirà in seguito non è detto "sopra le teste" dei due discepoli ma vuole proprio rianimare il loro cuore freddo e rassegnato. E ci riesce. Infatti alla verifica finale dell'incontro entrambi riconosceranno che «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». E quando invitano questo personaggio a rimanere con loro a cena non lo fanno per obbligo ma perché sentono che hanno bisogno di lui. Insistono perché si fermi. La cena di Emmaus si consuma in un clima di forte intimità e di fiducia reciproca. E basta un semplice segno come quello di spezzare un pane che subito i due riconoscono il loro Maestro che credevano perduto per sempre. La cena non sembra finire li... Anzi non si parla se hanno mangiato o meno. Di certo il clima iniziale di tristezza è cambiato e i due discepoli hanno un nuovo slancio interiore che diventa esteriore e concreto: sono cambiati. In tutto questo riconosciamo ancora il nostro modo di partecipare alla Messa? C'è davvero nella nostra Eucarestia domenicale questa intimità, questa confidenza reciproca, questo bisogno e non obbligo e questa gioia interiore che traspare poi in tutta la vita esteriore anche quando la messa è materialmente finita? Clicca qui per lasciare un commento |