Omelia (06-04-2008)
mons. Antonio Riboldi
Resta con noi, Signore!

La Pasqua di resurrezione non può essere accantonata come una delle tante feste che si celebrano una volta all'anno. E' Pasqua ogni volta che la liturgia celebra 'il giorno del Signore' e ogni volta noi vogliamo essere nella gioia 'testimoni di Gesù Cristo Risorto', per dare speranza al mondo.
L'episodio, che oggi il Vangelo ci propone, è davvero l'icona della speranza ritrovata o, se vogliamo, della necessaria verità che sembrava smarrita: è il racconto dei due discepoli che fuggivano impauriti da Gerusalemme e, più ancora, desolati, perché era finita la dolce avventura con Gesù.
Lo avevano seguito, forse fino a lasciare tutto: in Lui avevano trovato la ragione della vita o, certamente, qualcuno di cui avevano intuito la misteriosa grandezza, ancora tutta da scoprire e svelare.
Quando si ama veramente una persona e questa scompare, subentra un senso di 'perdita', di 'posto vuoto', che fa male, tanto male.
Possiamo facilmente immaginarli, questi due discepoli, incamminati verso Emmaus, ossia lontano da dove era avvenuta la tragica Passione e Morte del Maestro.
Improvvisamente, senza farsi riconoscere, Gesù si fa loro compagno, dimostrando una totale ignoranza riguardo il motivo della loro fuga e tristezza:
"Che sono questi discorsi che state facendo fra di voi durante il cammino? Si fermarono con il volto triste e uno, di nome Cheopa, gli disse: Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni? Gesù domandò: Che cosa? Gli risposero: Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in parole ed opere, davanti a Dio e a tutto il popolo"... e raccontano a Gesù quello che era accaduto.
La risposta è netta: "Stolti e tardi di cuore nel credere alle parole dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse questa sofferenza per entrare nella sua gloria?" E con amore "cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui".
Giunge il momento in cui i due decidono di fermarsi e, vedendo che il pellegrino, che aveva fatto loro compagnia, aveva intenzione di proseguire, gli rivolgono quello stupendo invito che è diventato, da allora, il nostro stesso invito a Gesù, perché non ci lasci mai:
"Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino". E Gesù "entrò per rimanere con loro" e si rivela con un gesto di amore, tanto simile all'Eucarestia che celebriamo: "Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dai loro occhi" (Lc 24, 13-35).
Questo evento di Emmaus non solo costituisce una delle più belle e significative pagine del Vangelo, ma rivela tutta la tenerezza di Dio che cammina a fianco dell'uomo nella sua difficile ricerca del Bene, della Verità, dell'Amore: è l'icona che la Chiesa italiana ha preso come modello per le nostre comunità.
Anche oggi si discute molto di fede: è la 'domanda' che ricorre nei discorsi di tanti, che hanno come l'impressione che Dio li abbia abbandonati.
Si possono eludere tante domande, ma è difficile per l'uomo vero e sincero eludere 'la domanda su Dio': chiedersi se 'il mistero di Dio con noi' ha qualche relazione con 'il mistero che noi uomini siamo', interessa tutti e ciascuno, senza eccezioni.
Tutti abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di una compagnia 'diversa': è la 'compagnia dei fratelli nella fede', la 'compagnia di Dio che si accosta, a volte senza farsi riconoscere' e, come Gesù con i due di Emmaus, ci spiega la Sua Parola.
Una nota amara, diffusa, proprio su questo terreno aspro, è che non è facile trovare 'questa compagnia'. Evitiamo di confidarci le difficoltà nella nostra fede e quindi nella vita, come fosse un discorso da risolvere da soli, un problema, insomma, falsamente personale. Invece lo si dovrebbe fare in comunità, nelle Chiese in cui viviamo, in famiglia, tra gli amici, se tali siamo.
Come sarebbe bello se noi cristiani, soprattutto quando c'è la tristezza del fallimento, come fu per i due di Emmaus, ci sentissimo 'amici in ricerca'!
Gesù ha detto: "Dove due o più sono uniti nel mio Nome, Io sarò in mezzo a loro".
Colpisce la delicatezza di Gesù che si accosta, ascoltando le nostre perplessità e difficoltà, ci lascia sfogare, come se Lui fosse all'oscuro di tutta la nostra tristezza.
Forse anche a noi rivolgerebbe lo stesso rimprovero: "Stolti e tardi di cuore..."..
È tanta la serenità che dona con la spiegazione dei profeti che, alla fine, come a confermare la bellezza di quella 'compagnia' dicono le stupende parole: "Resta con noi, Signore, perché si fa sera!". E Lui resta e si manifesta nel Sacramento dell'Amore, che oggi si ripete nell'Eucarestia. Parola ed Eucaristia: due strade maestre perché 'si aprano i nostri occhi' e possiamo vedere il Signore che 'cammina con noi', ma non solo!
Questo stupendo racconto ci insegna 'come farsi vicini', noi, a chi soffre o dubita, in un rispettoso dialogo, ascoltando le ragioni della tristezza e, quindi, sommessamente, testimoniando ma, ancor più, 'spezzando il pane' della nostra solidarietà.
Anni fa noi vescovi, preoccupati - e lo siamo ancora di più oggi! - dello smarrimento pericoloso di tanti giovani, scegliemmo proprio 'Emmaus', ossia la pedagogia di Gesù, come modello per fare breccia nel loro animo: l'arte dell'ascolto e della testimonianza che è amore.
Quanta attualità ha Emmaus! Anche per noi!
Ricevo tante, ma tante, vostre lettere.
Il più delle volte per dirmi: "Grazie di farci compagnia nella ricerca della gioia di Dio". Avverto una vera ricerca di qualcuno che si faccia vicino, con discrezione e delicatezza, come Gesù con i due di Emmaus, e aiuti a capire il bello della vita, perché per tanti 'si è fatto sera'.
'Caro don Antonio, per puro caso ho scoperto il tuo sito. È da tempo che vivo in un terribile buio dell'anima e non c'è chi sappia dirmi qualcosa che faccia luce. Ho come l'impressione che le parole che ci diciamo siano solo 'rumore', poche volte ascolto e proposta. Leggendoti in una riflessione domenicale, ripeto per puro caso, mi è sembrato che tu sapessi tutto di me e ho finalmente avuto la gioia di avere un amico vicino. Ti dico, con i due di Emmaus, confusi e tristi: Resta con me e aiutami, perché è sera!'.
È vero si possono eludere tante domande, ma è difficile annullare la domanda sul senso della vita, e quindi di Dio, che, nonostante le nostre 'sensazioni' o i nostri rifiuti, viaggia vicino a noi, come Gesù a Emmaus.
È forte il bisogno di amici che sappiano discretamente mettersi sulla nostra strada, non solo chiedendoci 'perché sei triste?', ma, attingendo da una fede vissuta e da una carità pronta a farsi dono, ci aiutino ad entrare nella luce del 'giorno del Signore risorto'.
È per me un dono farmi vicino a voi discretamente e ringrazio Dio che vi comunica la Gioia che Lui solo sa e può dare.
Con Madre Teresa prego con voi e per voi:
"Gesù mio, aiutami a diffondere la tua fragranza, ovunque io vada.
Infondi il tuo Spirito nella mia anima e riempila del tuo amore, affinché penetri in modo così completo che tutta la mia vita possa essere soltanto fragranza e amore trasmesso tramite me e visto in me; e ogni anima, con cui vengo a contatto, possa sentire la Tua Presenza nella mia anima e guardare in su e vedere non più me, ma Gesù.
Resta con me, e io comincerò a brillare della Tua luce.
A brillare per essere una luce per gli altri.
La Luce, Gesù mio, sarà la Tua, non verrà da me, sarà la Tua luce, che brilla sugli altri attraverso me.
Lascia che ti rivolga le mie preghiere nel modo che più ami, spargendo la Luce su quelli che mi circondano.
Lasciami predicare senza predicare, non con le parole, ma con la forza dell'amore che attrae".