Omelia (06-04-2008)
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I toni del vangelo di oggi inizialmente sono molto accesi e vivaci. La narrazione dei due discepoli incamminati verso il villaggio di Emmaus si costruisce intorno alla discussione che, almeno inizialmente, coinvolge Cleopa e il suo compagno di strada circa le ultime notizie di fatti importanti avvenuti nella Città santa, ma che ben presto riguarderà anche un viandante che inaspettatamente li affianca lungo la via.
Il viandante si mostra ignaro dell'accaduto e allo stesso tempo interessato ad ascoltare.
La vivacità letteraria del testo parte già da questa indicazione dell'essere "forestiero": "Solo tu sei forestiero a Gerusalemme?". E mentre i due discepoli considerano il viandante come "forestiero" rispetto agli ultimi eventi, in realtà scopriranno di essere loro forestieri rispetto al significato di quegli eventi ai quali sii riferiscono i loro discorsi lungo la via. Sanno dire "cosa" è accaduto, ma fanno fatica ancora a capire "cosa significa" per la loro vita di discepoli rattristati:"I loro occhi erano impediti a riconoscerlo...si fermarono con il volto triste". Sono fermi, bloccati negli occhi e nel cuore!
Nel brano di S. Luca ci sono due elementi ricorrenti molto suggestivi: la strada e il cammino. Rileviamo alcuni passaggi del testo: Due dei discepoli erano in cammino; Gesù in persona camminava con loro; che cosa sono questi discorsi...lungo il cammino?; quando furono vicini al villaggio...; mentre egli conversava con noi lungo la via; partirono senza indugio; essi narravano ciò che era accaduto lungo la via.
Rivelandosi lungo la Via, Cristo riassume nella sua persona tutto il movimento del nomadismo ebraico, e particolarmente dell'Esodo e del ritorno dall'Esilio babilonese. La via dell'Esodo è la via di Dio, offerta al suo popolo; ma il popolo una volta nella Terra Promessa, dimentica la Via che ve lo ha condotto, e "non cammina più per le vie di Jhwh". E' il ritorno alla deviazione, all'infedeltà. E questa deviazione di peccato farà conoscere a Israele la strada dell'esilio, una strada tortuosa di sofferenza e di abbandono da parte di Dio.
Nel cuore di questa deviazione, Dio traccia di nuovo la sua Via: via del ritorno nella terra, ma soprattutto Via di conversione a Dio, la vera via da percorrere con tutto il cuore per "ritornare" a Lui.
Jhwh non si limiterà ad essere la guida su questa via, né a dirigere la scelta della buona via; egli farà del Messia, suo Figlio, la vera Via. Cristo, con il proprio Esodo, traccia infatti la via che conduce a suo Padre, e invita i suoi a incamminarsi sulla stessa strada.
La prima comunità cristiana, che seguiva una dottrina particolare rispetto alla religione ufficiale, portava anche il nome di "Via".
Il cristianesimo è stato capito e presentato sin dalle sue prime origini come "via", modo di vivere. Alcuni passi degli Atti chiamano il cristianesimo "la Via"; i primi cristiani davano un significato tutto particolare a questa metafora per designare la nuova religione. Essi, infatti, la concepivano non come una dottrina alla quale aderire, ma come un comportamento, una qualità di vita da adottare: leggiamo il testo greco che dice "Saulo...chiese di essere autorizzato a condurre incatenati a Gerusalemme gli uomini e le donne che trovava seguaci della via" (At 9,2); così: "Ho perseguitato a morte questa Via" (At 22,4).
Gli Atti poi aggiungono un determinativo che illumina ancora di più la metafora della via: la "via del Signore", o "via di Dio". Nell'A.T. l'espressione non indica la via "che conduce a Dio"; ma è soprattutto la via che Dio stesso percorre, sia nel senso proprio, "fisicamente", sia nel senso figurato, nella sua attività di salvezza. Il secondo significato nell'A.T. è riferito alla via che Dio stesso poi prescrive all'uomo di percorrere a sua volta, conforme al camminare stesso di Dio. Si comprende allora la bellezza della preghiera del salmista: "Fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Fammi camminare nella tua verità" (Sal 24,4-5).
Nel brano di questa domenica c'è tutto questo e oltre: i due discepoli inizialmente pensavano ripercorrere la "loro" strada da soli; scopriranno quella come la "via di Dio", e impareranno a percorrerla con Lui, per imparare a vivere secondo la sua Parola.
La Pasqua ci mette per strada, perché ci mette in cammino, sulle vie di Dio per le strade del mondo. Siamo chiamati a riconoscere Lui "lungo la via" della vita, nei segni fondamentali della Parola e dell'Eucarestia, per annunciarlo a tutti cometa Via della Vita. Noi siamo in cammino, ma Lui è la Via della salvezza.
La Pasqua diventa un cammino da vivere: sui passi della nostra storia, conformiamo la nostra vita a Cristo Risorto, per essere annunciatori del suo passaggio salvifico sulla via degli uomini. Il nostro deve diventare un camminare conforme al camminare medesimo del Signore risorto, un camminare che benché sia del discepolo, è tuttavia un vero e autentico camminare del Risorto.

Commento a cura di don Gerardo Antonazzo