| Omelia (30-03-2008) |
| padre Antonio Rungi |
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I frutti di una Pasqua che parta da Cristo e raggiunga tutti Celebriamo oggi la domenica in Albis (colore bianco), ottava di Pasqua e la liturgia ci riporta spiritualmente e idealmente al giorno della risurrezione di Cristo dalla morte. Tutta la parola di Dio, infatti, è incentrata sul ripresentare alla nostra attenzione e meditazione ciò che avvenne nel giorno della Pasqua di Cristo e della Pasqua dell'intera umanità, in quanto Cristo è risorto da morte ed è via di liberazione per tutti gli uomini, anche di coloro che non hanno avuto modo di conoscerlo finora o che pur avendolo conosciuto non hanno aderito liberamente al suo messaggio e quindi non professano la fede in Lui. Le apparizioni di Cristo ai suoi discepoli nel giorno di Pasqua e la settimana dopo, di cui ci parla il Vangelo di oggi, facendoci toccare con mano la condizione di paura e di solitudine in cui si trovarono i discepoli dopo la morte di Gesù, nei cui cuori non era ancora nata la speranza, né si era accesa la luce della fede nel risorto, ci dicono oggi quanto sia importante recuperare la fede per rimotivare la propria esistenza. Quando questa è apparentemente vuota e insignificante, proprio allora una qualsiasi ispirazione può aiutare a risollevarci, a riprendere il cammino ed avere fede in lui. Certo rispetto all'atteggiamento di Tommaso, incredulo e per nulla fiducioso sulla parola dei suoi compagni di viaggio nella fede, che vuole toccare con mano, vedere di persona il Cristo e costatare direttamente ciò che è successo ci far capire quanto bisogno abbiamo di preghiera, di fede più adulta per riporre in Gesù Cristo tutta la nostra fiducia e la nostra speranza. Il cammino della fede di Tommaso è il cammino della fede problematica di tanti uomini e donne anche del nostro tempo. Per l'apostolo è facile approdare alla fede, perché ebbe modo di vedere personalmente il Risorto; per coloro che, come noi, a distanza di 1975 anni dalla risurrezione di Cristo, non è facile e dobbiamo solo credere alla parola di Dio e a quella della Chiesa che ci dice che Cristo è risorto, è davvero risorto e ci attende alla conclusione dei nostri giorni per donarci quella vita di pane e di perenne immortalità con lui nel Paradiso. E' interessante notare come nel testo del Vangelo di Giovanni si evidenzi la missione alla quale Gesù chiama i discepoli e quindi la Chiesa: una missione di pace e di riconciliazione, di perdono e di amore; di carità e servizio, di evangelizzazione e promozione umana, di dono della grazia del battesimo e della penitenza. I frutti di questa Pasqua 2008 stanno anche in una ritrovata volontà di mettersi al servizio del vangelo con la generosità del cuore e soprattutto con la testimonianza della vita. Dobbiamo essere davvero persone risorte; dobbiamo aiutare le nostre famiglie, comunità cristiane e civili a risollevarsi dalle condizioni di morte per fare spazio a nuove situazioni di vita e di vita vera in Cristo vivente. Tutto questo viene giustamente detto nella prima lettura della parola di Dio di questa domenica della misericordia, che è tratta dagli Atti degli Apostoli. La comunità dei salvati assume un nuovo stile di vita dalla quale parte per portare Cristo agli altri. Tale esperienza è la preghiera, la frazione del pane, ovvero la celebrazione eucaristica e la condivisione dei beni materiali posseduti, il distacco dal possesso delle cose e l'apertura ad un'azione missionaria sempre di più ampio raggio. I frutti di tale modo di vivere la fede nel risorto non tardano a venire, visto che sono molti coloro che si convertono e seguono la nuova religione. In questi nuovi cristiani nasce quasi spontanea la fede, la speranza e la carità. Tre virtù su cui i testi di oggi ci fanno riflettere, perché sono ben evidenti nei pensieri di coloro che ormai avendo lasciato dietro di sé il mondo dell'errore, delle tenebre, della menzogna, ora vivono con gioia l'esperienza di un mondo di luce e di speranza, basata su Cristo. Lo fa capire, con precisione di concetti e di termini, la seconda lettura odierna, tratta dalla prima lettera di san Pietro apostolo, nella quale vengono esposti alcuni principi e pastorali di grande utilità in questo periodo di Pasqua. Come non accogliere l'invito ad essere colmi di gioia ad appena una settimana dalla Pasqua? E' necessario sentire questa pienezza di gioia che ci viene da Dio. Ma per esperimentare questo è necessario che Cristo sia risorto davvero per noi e che non continui a giacere nel sepolcro vuoto delle nostre miserie, dei nostri peccati, delle nostre debolezze e fragilità, del nostro orgoglio e della nostra superbia. Se non abbiamo superato questi limiti, Pasqua non è mai arrivata per noi, né potrà arrivare in avvenire. Sarà davvero Pasqua per noi se risorgiamo nell'amore ed operiamo per dare e ricevere solo amore. Possiamo elevare così al Signore la preghiera dell'assemblea domenicale tutti insieme, uniti spiritualmente da un capo all'altro del pianeta cattolico: "Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l'inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti." Amen. |