| Omelia (30-03-2008) |
| don Giovanni Berti |
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La sfida dell'amicizia Clicca qui per la vignetta della settimana. Un carissimo amico che conosco da anni in una sua recente email mi ha scritto così: "Mi fanno un po' rabbia quelle persone che scrivono i loro commenti sul tuo sito, per non parlare di te e di tutta la tua fiducia in Colui che è Venuto e che è Risorto, va a finire che non li leggerò più". Non si chiama Tommaso come l'apostolo del Vangelo... ma penso che avrebbe potuto davvero scrivere lui le stesse cose. So che non è molto corretto dal punto di vista scientifico andare troppo oltre a quel che è scritto in un testo antico, ma mi immagino i sentimenti dell'apostolo Tommaso quando ritorna nel Cenacolo e trova i suoi amici discepoli che gli dicono "Abbiamo visto il Signore". Me lo immagino davvero arrabbiato dall'entusiasmo degli altri, un entusiasmo e una gioia che lui non sente. E' arrabbiato con loro che gli "gettano in faccia" una esperienza quasi a farlo sentire in colpa di non esser stato li. Si sente forse "violentato" spiritualmente dalle loro certezze di fede. Me lo immagino arrabbiato anche con Gesù che è apparso ad altri e non a lui come se lui valesse meno e avesse meno diritto di fare una esperienza di pace e consolazione in mezzo a giorni così terribili. E me lo immagino arrabbiato con se stesso, perché non riesce a superare la tristezza e il senso di vuoto che sono cresciuti nei giorni dell'arresto e della condanna a morte del Maestro nel quale aveva riposto tante attese e speranze. Le parole che dice (" Se non vedo... se non tocco... non crederò) sono dunque una sfida che lui lancia a Dio. Ci vedo anche un grande segno di fede. Non si ferma infatti ai sentimenti di rabbia ma cerca di andare oltre: dà a Dio e anche a se stesso una nuova occasione. Lui vuole credere! Il Risorto appare una seconda volta ai suoi amici e sembra davvero che lo faccia apposta per Tommaso. Gesù vuole che la sua amicizia non sia paralizzata dai dubbi e dalle fatiche della vita che lo allontanano dalla fede. Non so se Tommaso si è ricreduto perché ha visto e toccato le piaghe del Maestro crocifisso. Penso che lo abbia colpito questo gesto ulteriore di amicizia vera che anche da morto-risorto il suo Gesù fa per lui. Gesù infatti si fa vedere proprio a lui e si lascia anche toccare se Tommaso vuole. La fede non si può pretendere da nessuno e non è un fatto automatico solo per il fatto che viviamo in un contesto tradizionalmente cristiano pieno di Chiese e celebrazioni. Non basta che uno mi dica "io credo, io ho conosciuto il Signore, io sono stato salvato da lui... ecc" perché anche io creda come lui. E nemmeno io posso pretendere di convincere con le cose che dico di me. Clicca qui per lasciare un commento |