| Omelia (16-03-2008) |
| don Romeo Maggioni |
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La Pasqua di Gesù è la nostra Pasqua - RITO ROMANO Gesù entra in Gerusalemme a compiere i suoi gesti di salvezza. E' la domenica delle palme e della passione del Signore che apre la Settimana Santa nel cui cuore il Santo Triduo - attraverso i Riti Liturgici - rende presente quegli atti perché noi li possiamo rivivere portandone via il frutto di grazia. In che consiste la "pasqua" di Gesù, e quindi che cosa è la "pasqua" della Chiesa, la nostra pasqua che ci accingiamo a celebrare? 1) LA PASQUA DI GESU' Dei fatti ben precisi stanno alla base del nostro riscatto, fatti culminati nei momenti della passione vissuti da Gesù, morte e risurrezione, che noi - con linguaggio comune - chiamiamo la sua Pasqua. Gesti compiuti con drammatica partecipazione di uomo, cosciente di una missione più che umana. Essenzialmente sono quelli del Figlio di Dio che sposando l'umanità peccatrice, a suo nome e in suo favore, ripara un rifiuto nei confronti di Dio che ha causato la morte a tutti gli uomini. "Come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti" (Rm 5,19). Gesù è il secondo Adamo che ricostruisce una umanità ormai riconciliata con Dio. L'atto centrale di Gesù fu una libera obbedienza: "umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce" (II lett.); "Io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro" (I lett.). E' al Getsemani, in un momento di tensione agonica, che Gesù sceglie di affidarsi in un modo eroico a quel Dio che sembra averlo abbandonato ormai alla morte più ingiusta: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!" (Mt 26,39). Se il peccato è stato un atto di sfiducia in Dio, il suo opposto è un atto d'amore e di fiducia totale, senza compromessi, fino al rischio dell'assurdo. Gesù, completamente solidale con noi, "è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti" (Is 53,4-5). Quell'atto di obbedienza gli è valsa la più positiva risposta di Dio: l'ha risuscitato dai morti, l'ha esaltato alla sua destra, nei Cieli, "e gli donò il nome che è al di sopra di ogni altro nome.. e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è Signore" (II lett.). Anche nella sua umanità è stato come rapito dentro la divinità a divenirne pienamente partecipe ed erede. E' il senso profondo della esaltazione pasquale per quel che riguarda Gesù. Primizia, naturalmente, di tutta l'umanità di cui Lui - con l'Incarnazione - è capo e rappresentante: primogenito dei risorti, "se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (Rm 8,17). Entrato nella gloria, ora allunga a noi la mano per trarci a divenire partecipi di un medesimo destino di vita. (E' l'icona tipica della Chiesa d'Oriente). 2) LA PASQUA DELLA CHIESA Questo è il punto: partecipare alla sua morte per giungere ad una risurrezione simile alla sua! E' quanto noi intendiamo quando parliamo della Pasqua della Chiesa, o della nostra Pasqua. In qualche forma Gesù vuole che ciascuno compartecipi a quei suoi atti - che ha fatto per noi, ma non senza di noi -; atti che abbisognano quindi di un "completamento" perché possano essere efficaci per ognuno di noi. Scrive san Paolo: "Do compimento nella mia carne a ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24). Richiede di vivere la vita (e le sue prove) come obbedienza al Padre; ma l'obbedienza della nostra croce non ha efficacia di riscatto se non è unita alla Croce redentrice di Cristo, perché solo in Lui siamo riconciliati al Padre oggi e, domani, glorificati! Ecco perché è necessario che in qualche modo quegli atti storici di Cristo siano resi presenti oggi - e ad ogni generazione di uomini - perché ognuno liberamente e responsabilmente vi partecipi. L'invenzione di Cristo in quell'ultima Cena oggi rievocata, fu quella di porre in un segno, l'Eucaristia, tutto il mistero di salvezza che ci redime. E' nei segni da Lui voluti (i Sacramenti) e nel luogo privilegiato da Lui scelto (la Chiesa, come sua sposa) che lo Spirito opera e applica a noi il frutto di quei gesti salvifici compiuti da Gesù per tutta l'umanità. La memoria allora che i Riti Liturgici del Santo Triduo pasquale fanno in questa settimana, non è che il vestito e il veicolo per il quale noi ci colleghiamo con i gesti di Cristo. E' una memoria che ci coinvolge anche emotivamente nella rievocazione puntuale dei fatti che vanno dall'ultima Cena del giovedì alla varie apparizioni del Risorto nel giorno di Pasqua. Il risultato sarà caricare ulteriormente la nostra libertà della capacità di dire un sì coraggioso nelle croci della nostra vita, perché in unione col passaggio di Cristo siamo anche noi condotti alla ulteriore e definitiva comunione con Dio che costituirà la nostra esaltazione eterna. La processione coi rami d'ulivo che oggi compiamo, ha un significato ben preciso: nella fede accogliamo Gesù che in questa settimana - attraverso i Riti Liturgici - rende attuale entro la nostra comunità quei suoi gesti salvifici e ce ne comunica tutto il frutto di salvezza. Portare a casa l'ulivo benedetto non è gesto di magia, ma espressione di fede che sa anche oggi riconoscere Gesù come proprio salvatore nei riti della Chiesa. Fare Pasqua, partecipare ai Riti e accostarci ai Sacramenti, sono la fonte e la forza di tutto un anno di esistenza cristiana, perché la sorte già ottenuta dal Capo passi sempre più anche alle membra di questo Corpo di Cristo, la sua Chiesa, ogni battezzato. |