Omelia (09-03-2008)
don Romeo Maggioni
Io sono la Resurrezione e la Vita - RITO ROMANO

Il problema dell'uomo è la morte. Anche Cristo ha pianto, per la morte di un amico. E' IL problema! Il contesto del vangelo di oggi è la domanda che nasce ad un funerale: perché? "Se tu fossi stato qui, non sarebbe morto". "Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?". E' interrogazione riferita a Dio, alla sua potenza, al suo dichiarato amore per l'uomo.
Cristo dà una risposta.

1) LAZZARO VIENI FUORI

E' questo chiaramente un segno: della potenza di vita che ha Dio; della volontà e mira finale che possiede tutta l'opera di riscatto di Cristo. Venuto a salvare l'uomo, Cristo guarisce i corpi, libera dal demonio, perdona i peccati, e risuscita i morti. A Cafarnao ridona viva ai genitori una bambina di dodici anni; a Naim ferma un funerale e restituisce vivo il figlio unico ad una madre vedova. Qui Gesù piange un morto di famiglia, era la famiglia dei suoi amici più cari, e freme sentendo tutto il peso della tragedia di noi uomini. Proprio da questo punto così basso è venuto a riscattarci, fino alla signoria sulla morte. Per questo io sono cristiano - diceva già san Paolo -: perché avendo sentito in giro che Cristo è l'unica medicina che risolve il problema della pelle, mi aggrappo a Lui. Noi cristiani saremmo la gente più insensata se credessimo a Cristo solo per la vita terrena (cfr. 1Cor 15,19). "La risurrezione della carne", professiamo nel Credo, "e la vita eterna".
"So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno", dice Marta. Gesù risponde: "Io sono la risurrezione e la vita". La novità sta qui: Lui, Cristo è lo strumento diretto di tale risurrezione. Ed è qui! Quel destino di vita che Dio aveva sognato per l'uomo e che l'uomo ha perso col peccato - "In tutti gli uomini è entrata anche la morte, poiché tutti hanno peccato" (Rm 5,12) -, ora è Cristo a renderglielo, con la sovrabbondanza della grazia che ha superato di misura il danno del peccato (cf. Rm 5,15-19). "In nessun altro c'è salvezza" (At 4,12). E' il suo gesto di redenzione l'unico strumento ora praticabile per arrivare alla vita. E' passato Lui per primo dalla morte per vincerla definitivamente con la sua risurrezione. Perciò è Lui il Signore: Signore anche della signora del mondo che fino ad allora è stata la morte.
"Credi questo?". "Chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno". La risurrezione di Lazzaro è concessa per la fede di Marta e Maria. "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". Proprio qui Gesù ha pregato: "Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". E' il legame di fede con lui la condizione della nostra risurrezione e della vita perenne. "Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo" (Gv 17,3).

2) LO SPIRITO CHE DA' LA VITA

La nostra è una vita mortale, e ci attende la morte. Anche Lazzaro, risuscitato, poi è morto ancora. Il segno posto da Gesù allora va ben oltre una "riviviscienza". Quando dice: "Io sono la risurrezione e la vita" vuol parlare della risurrezione e della vita che Lui ha ottenuto (e che dona anche a noi): una condizione di vita che non è solo eterna perché perenne, ma di una qualità diversa, una vita con Dio, "simili a Lui". Ci darà in sostanza la sua risurrezione. Col battesimo diventiamo già partecipi di questa "risurrezione": "Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione" (Rm 6,4-5).
In sostanza è il dono dello Spirito santo, quale nuovo principio vitale decisivo; quello Spirito "che è Signore e dà la vita". Se la fede è condizione, la causa della risurrezione è quello stesso Spirito che ha risuscitato "il primogenito dei risorti": "Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (II lett.). Lo Spirito porterà a compimento l'opera sua quando porrà la sua signoria anche sul corpo. Agli uomini che giacciono nella tomba Dio dice: "Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio Spirito e rivivrete" (I lett.).
Lo Spirito ci è stato dato nel battesimo come anticipo e caparra della futura risurrezione anche del corpo. L'Apocalisse parla di una prima risurrezione, quella ottenuta dopo la "morte" del battesimo al peccato: "Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione" (20,6). Si richiede ora che tutto sia tradotto in una vita nuova. Nell'impegno di conversione ma soprattutto di docilità allo Spirito: "Voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene" (II lett.). Oggi la Chiesa prega: "O Padre, con la forza del tuo Spirito, richiama i tuoi figli, morti a causa del peccato, alla vita nuova".

Sostanza del discorso: dal peccato è venuta la morte; per avere la vita, bisogna liberarsi dal peccato per la potenza e la misericordia di Dio! Sono i sacramenti pasquali che ci fanno passare dalla morte alla vita (cf. il prefazio).
O uomo, vuoi garantirti la risurrezione della carne e la vita eterna, garantisciti oggi la grazia di Dio: i sacramenti pasquali sono imminenti. Non è un di più tradizionale quello di "fare pasqua", è semplicemente saggezza umana che sa usare gli unici strumenti efficaci per la propria pienezza di vita.