| Omelia (23-03-2008) |
| don Giovanni Berti |
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Pasqua: terremoto di vita Clicca qui per la vignetta della settimana. Venerdì santo e sabato santo: Gesù è morto. Una pesante pietra è stata messa davanti l'ingresso del sepolcro. E' stata pure sigillata ed è protetta da guardie. Così si chiude il racconto della morte e sepoltura di Gesù, grande maestro di vita che insegnava molte cose su Dio e che faceva segni di guarigione e di vita. Tutto è così drammatico ma anche estremamente normale: così vanno le cose, non si può cambiare il destino. Il venerdì e il sabato di Gesù sono giorni tristissimi per i suoi discepoli e discepole ma non ci si può aspettare nulla di diverso. Il clima è carico di una grande rassegnazione che sembra essere l'unica cosa da fare di fronte a drammi come questo. Il venerdì e il sabato santo descrivono veramente la nostra vita, che è fatta di cose che finiscono, di gioie mai definitive, di legami che si spezzano per abbandoni e morti. Il mondo che cerca la felicità e la ricchezza sa che deve fare i conti con la morte che alla fine, in un modo o nell'altro, arriva. Rimane solo la rassegnazione che si trasforma molto spesso in immobilismo: cosa posso fare?... "niente!" è la risposta che spontanea nasce nel cuore rassegnato. Qualche giorno fa ho visto in televisione un documento sconvolgente sulla vita dei poveri a Bucarest, in Romania. In un contesto molto simile alle nostre città italiane uomini e donne, giovani e vecchi, vivono respirando colla e vernice come droga e abitano sotto l'asfalto, in cunicoli pieni di immondizie e scarafaggi dove passano le condutture del riscaldamento cittadino. Le immagini facevano vedere questi esseri umani discendere e poi riemergere dai tombini come scendessero ed emergessero da tombe, ma non in bei cimiteri adorni di belle lapidi e colorati fiori, ma in mezzo a strade e discariche cittadine. Che posso fare io? Che possiamo fare noi per povertà come questa? Che possiamo fare per i somali che muoiono in mare verso lo Yemen fuggendo dall'infinita guerra civile? Che posso fare io quando incrocio un povero immigrato, un anziano solo, o quando vengo a sapere che quella famiglia o quell'altra sono in difficoltà economiche o divise? Cosa posso fare quando avverto che io stesso sono solo e ferito nel corpo o nello spirito? L'unica cosa che ci rimane è sopportare e non fare nulla se non per noi stessi nell'immediato? E' la rassegnazione del venerdì e del sabato santo? Il giorno dopo il sabato le donne tristi e rassegnate che vanno al sepolcro di Gesù (e anche ai nostri sepolcri) trovano una pietra spostata dal sepolcro e i segni della morte spazzati via dal terremoto della resurrezione. Clicca qui per lasciare un commento |