Omelia (23-03-2008)
Suor Giuseppina Pisano o.p.
Commento Giovanni 20,1-9

"Non avevano, infatti, ancora compreso la Scrittura, che egli, cioè, doveva risuscitare dai morti...":
si conclude così il brano del Vangelo di Giovanni, che narra lo stupore di quel giorno "dopo il sabato", il sabato del grande silenzio, quando Cristo risorge e illumina della sua gloria tutto il creato.
E non c'è da sorprendersi, se, due dei discepoli tra i più vicini a Gesù, stentano a comprendere il significato profondo degli eventi, che pure avevano sentito annunciare in diverse occasioni dallo stesso Signore: "...da allora Gesù, scrive, ad esempio, Matteo, cominciò a dire ai suoi discepoli, che egli doveva andare a Gerusalemme, e soffrire molto da parte degli anziani, sommi sacerdoti e scribi; che inoltre doveva esser messo a morte, ma che il terzo giorno sarebbe risorto." (Mt.16,21)
Tuttavia, il clima creatosi dopo i giorni del processo e della crocifissione, è quello che segue ogni morte, e che caratterizza il lutto, fatto di sgomento, di nostalgia e di pianto; un clima, nel caso degli Undici, fatto anche di paura, per eventuali ritorsioni contro chi aveva seguito Gesù di Nazareth; essi infatti stavano chiusi nel cenacolo; solo le donne, anch' esse pervase da questo clima di morte, escono, mentre è ancora buio, ma per compiere quei gesti rituali, che rendono onore alla salma, gesti di amore, ma per un morto.
Del resto, le parole che l'evangelista Luca mette in bocca ai due discepoli di Emmaus, dicono chiaramente quale fosse, lo stato d'animo e il senso di fallimento, di chi aveva riposto le sue speranze in Gesù:"....Gesù di Nazareth, recita il testo, era un profeta potente, in opere e parole davanti a Dio e a tutto il popolo...i gran sacerdoti e i nostri capi, lo hanno consegnato per essere condannato a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui quello che avrebbe liberato Israele. Ma siamo già al terzo giorno, da quando sono accaduti quei fatti...."( Lc.24,19-21)
È la logica delle cose, siamo così: la morte ci turba, il silenzio che l'accompagna è un muro invalicabile; se poi, la violenza l'accompagna, questa ci sconvolge e l'elaborazione dell'evento diventa più lenta e faticosa.
L'immagine, tenera, di Maria che, ancora ignara del prodigio avvenuto, si reca in fretta al sepolcro, ci dice quanto lontana fosse l'idea della resurrezione, eppure, lei aveva sentito le parole del Maestro, quando aveva detto di sè: " Io sono la resurrezione e la vita..."( Gv.11,25) e, in nome di quella verità, aveva resuscitato Lazzaro.
Il grido di fede del centurione: " Veramente costui era il Figlio di Dio!", forse si era perduto nelle tenebre di quel pomeriggio, sul Golgota e, ora, regnava il silenzio e lo sgomento.
Il pensiero dei discepoli non andava, certo, né alle Scritture e, neppure, alle esperienze di luce vissute accanto al Maestro, quando Pietro, per ispirazione divina aveva affermato: " Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!" (Mt. 16,16 ) e, anche l'esaltante visone del Tabor, sembrava cancellata dalla memoria, tanto è forte l'esperienza della morte.
I discepoli non avevano capito, e, confessa Giovanni, ancora non riescono a comprendere; avevano sperato nel loro Maestro, ma a modo loro, con una speranza molto corta, quasi tutta terrena.
Ora, il racconto di Maria li sollecita: quella tomba accuratamente sigillata, chiusa con una pesante pietra, è aperta, non solo, ma è vuota.
Nessuno degli Evangelisti descrive la Resurrezione di Cristo, essa resta avvolta nel Mistero di Dio, mistero d'amore e mistero di vita; i Vangeli ci parlano dei segni della resurrezione e delle apparizioni del Risorto, ma quel momento unico e meraviglioso, in cui Cristo fu risuscitato dalla potenza del Padre, resta nel segreto della Trinità Santissima.
Tuttavia, se comprendere non è possibile, è possibile credere, credere alle parole del Figlio di Dio che ripetutamente aveva annunciato la sua morte e resurrezione, e credere, attraverso quei segni inequivocabili che Pietro e Giovanni colgono, con sorpresa, all'interno di quella tomba vuota:" vide le bende per terra e il sudario che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte..."
Qualcuno si è rialzato dal letto di morte, ha lasciato cadere a terra le bende, ed ha ripiegato accuratamente il sudario; sono i gesti di un vivo, sono il " segno" del Vivente, che di lì a poco apparirà ripetutamente ai suoi, per confermarli nella fede, per condurli alla pienezza della verità, quella che poi dovranno annunciare nei secoli a tutti gli uomini, destinatari della salvezza, che viene dalla morte e resurrezione di Cristo.
E' quel che ascoltiamo dalle parole di Pietro, che rende testimonianza al suo Maestro, quel Gesù di Nazareth:" il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni, sottolinea con forza, di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce ma, Dio lo ha risuscitato al terzo giorno, e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome».
Se possiamo dir poco del Mistero, possiamo crescere a dismisura nella fede, possiamo credere in Lui, che ha detto:" Io sono la Resurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore vivrà, e chiunque vive e crede in me, non morirà mai." (Gv.11,25-26)
Non sempre la fede è facile, e non sempre vive di chiarezze, talvolta è nebulosa e faticosa, ma Cristo stesso ci guida, con la luce della sua parola, con la forza dello Spirito, effuso su chi lo implora, con la guida della Chiesa e la grazia dei sacramenti.


Sr Maria Giuseppina Pisano o.p.
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