Omelia (16-03-2008)
don Ricciotti Saurino
Il trionfo dell’Amore

Avrebbero gridato anche le pietre quel giorno per le strade di Gerusalemme vedendo passare un condottiero senza segni di potenza e grandezza, un condottiero che cavalcava un asinello mite come era mite il cuore di chi vi stava sopra.
E forse era stata questa mitezza che aveva esaltato il cuore di tutti i presenti, che avevano fatto eco agitando festosamente semplici rami di palme e sventolando i propri mantelli in segno di omaggio e riverenza.
Era il trionfo della dolcezza!
Una semplice manifestazione, improvvisata, ma sincera, che aveva richiamato l'attenzione di tutti coloro che si trovavano nelle vicinanze e che si comunicavano entusiasti le imprese di quell'uomo a beneficio della povera gente.
Era il trionfo dell'Amore!
Ma la popolarità attira l'attenzione di tutti, e soprattutto di coloro che in essa vi scorgono qualche ritorno personale.
Qualcuno ha pensato bene di sfruttare quel momento di entusiasmo del popolo per farlo diventare sommossa.
Qualche altro vi ha visto l'occasione per patteggiare una ricompensa con gli oppositori, che mal sopportavano tanta pubblicità.
Altri avrebbero voluto vedere se quella dolcezza verso i miserabili sarebbe mutata qualora fosse stato anche Lui un miserabile. Avrebbero voluto mettere a dura prova la resistenza di quell'amore infliggendogli un dolore. Avrebbero voluto misurare la sua generosità portandola alla donazione totale di se stesso.
Pochi hanno saputo gioire dell'onestà riconosciuta, come pochi sanno gioire del successo altrui.
Ed ecco che quei rami osannanti diventano corone di spine, i mantelli diventano beffe per un re presuntuoso, la cavalcatura si ribalta in un tronco di croce sulle spalle.
"Vediamo se le sue convinzioni cambiano con un dolore lancinante e mortale!"
Perché ruota così velocemente il vento del popolo?
Perché non è avvezzo alla dolcezza dei suoi capi, perché non conosce un regno d'amore, perché non è abituato a una guida che si dona!
Un po' non ci crede, un po' vuole le prove e un po' ne approfitta.
E' la storia di ogni popolarità, soprattutto di quella conquistata a proprie spese, e anche di quella vissuta per il bene dell'uomo.
E' la storia di un Salvatore che, anziché trovare gente desiderosa di essere salvata, vi trova spesso arroganti assassini.
E' la storia dell'umanità che stenta a riconoscere qualsiasi salvatore.
E' la storia delle Palme che oggi servono per festeggiare e ornare un ingresso trionfante e subito dopo per riconoscere e onorare un martire.
Ma Lui non si ferma neppure davanti a questa sfida degli increduli. Sa benissimo che l'Amore, tra gli uomini, si prova col dolore e col dono totale di sé.
E Dio, che si è rivestito d'umanità, indossa anche questo assurdo segno d'amore. Non si arrende neppure davanti al tradimento, consapevole che chi applaude entusiasticamente è pronto a chiedere la prova e ad inchiodarti con altrettanta energia.
E mentre noi giriamo le spalle a chi tradisce, Lui offre il suo corpo a chi vuole tentare di renderlo inespressivo, a chi vuole fargli cambiar idea sulla generosità, a chi tenta di rimandare in gola quel fiotto d'amore.
E i chiodi sono il segno di un'immobilità forzata, la croce la catena di sicurezza, la corona il sigillo perfino dei pensieri.
Reso impotente per sempre, ora cosa farà?
Non potrà più accarezzare, benedire, confortare, come se chi ha dato tutto avesse ancora bisogno di fare qualcosa.
Rimane un inerme corpo appeso al legno, segno di chi non ha più niente da dare.
E' il vero trionfo dell'Amore!