| Omelia (16-03-2008) |
| Omelie.org (bambini) |
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Oggi celebriamo la Domenica delle Palme ed entriamo nel tempo specialissimo della Settimana Santa. Perché è santa la settimana che comincia oggi? È santa, perché durante i prossimi sette giorni ricordiamo l'ultima settimana di vita del Maestro di Nazareth. È santa, perché durante i prossimi sette giorni vogliamo vivere noi stessi nel modo più santo possibile, cioè secondo il cuore di Dio, per esplodere nella gioia della Pasqua. Per vivere bene questa grande settimana, ci lasciamo aiutare ancora una volta dalla Parola di Dio, che sa darci tanti suggerimenti, tanti consigli. Il Vangelo di oggi è stato proprio lungo, vero? Ancora di più di quelli delle ultime domeniche! Abbiamo ascoltato il racconto della Passione di Gesù come ce lo riferisce l'evangelista Matteo e ognuno di noi sarà rimasto colpito da una frase, da un particolare, da una briciolina di questo lungo Vangelo, che gli è rimasta impressa nella mente. Provo allora a confidarvi le parole che mi hanno toccata di più e speriamo che almeno qualcuna sia uguale alle vostre. Leggendo e rileggendo questo lungo Vangelo, mi è sembrato bello fermarmi ad osservare il modo in cui si comportano gli Apostoli. Sono gli amici più cari di Gesù, ma non sanno capire fino in fondo quello che sta accadendo, anche se il loro Maestro ha cercato di prepararli. Quando a cena Gesù dice chiaramente: "In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà" i Dodici sono dispiaciuti, stupiti: "essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: Sono forse io, Signore?" Questo è strano, non vi pare? Ogni apostolo si domanda se per caso non sarà lui a tradire il Maestro: ma perché? Come mai? Forse questo è un momento prezioso di verità, nel cuore dei Dodici. Ciascuno, di fronte alle parole di Gesù, riconosce la sua debolezza, si rende conto che potrebbe essere lui, proprio lui, a lasciarsi vincere dalla paura e arrivare a tradirlo! Solo Pietro sembra sicuro di sé e dice forte che mai tradirà il suo Signore, mai e poi mai! Ma Gesù gli risponde: "In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte" Macché! Pietro è testardo, e insiste ancora: "Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò" Povero Pietro! Così pieno di slancio e di affetto per Gesù, dice parole impegnative, troppo impegnative per lui. E infatti, poche ore dopo, quando il Maestro è stato arrestato, Pietro si trova di fronte alla prova più difficile. Se ne sta nel cortile del Sommo Sacerdote, quando una giovane serva lo riconosce e lo indica alla folla. Subito Pietro si difende: "Non capisco che cosa dici" Si sposta, allora, il nostro amico Pietro, se ne va nell'atrio, sperando di esser lasciato in pace, ma ecco che un'altra donna lo indica a tutti: "Costui era con Gesù, il Nazareno. Ma egli negò di nuovo, giurando: Non conosco quell'uomo!" Passa ancora poco tempo e stavolta è un gruppetto di persone ad avvicinarsi, ripetendo che sicuramente è un Galileo anche Pietro, lo si capisce da come parla, e dunque sarà di certo amico di Gesù: "Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: Non conosco quell'uomo!" Proprio in quel momento, un gallo comincia a cantare e Pietro si ricorda delle parole del Maestro. Allora si allontana da tutti e scoppia a piangere... È un momento molto triste da leggere, questo, perché sembra che davvero tutti, proprio tutti abbiano abbandonato Gesù. Persino Pietro, il coraggioso; Pietro, che ha giurato di non lasciarlo mai... anche lui lo ha rinnegato, ha detto di non conoscerlo. Eppure possiamo dire un grazie anche a Pietro, per la sua debolezza: perché questo ci rassicura rispetto alla nostra, di debolezza! Neppure noi possiamo avere la certezza di non tradire mai il Signore, di saper essere sempre sempre suoi discepoli e amici fedeli. Ma questo non ci spaventa, perché se anche ci dovesse capitare come a Pietro, possiamo poi di nuovo tornare ad amare Gesù con tutto il cuore! Ma andiamo avanti, perché c'è un altro apostolo di cui non possiamo fare a meno di parlare: Giuda. Chissà cosa aveva in cuore Giuda, chissà che cosa voleva fare davvero quando decide di andare dai Sommi Sacerdoti per accordarsi con loro su come tradire Gesù! di certo, lo vedremo tra un attimo, non lo voleva far uccidere! Però non pensa, Giuda, alle conseguenze di quello che sta facendo, quando si presenta dai capi dei sacerdoti e chiede: "Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?" Per lui è solo un'occasione di far incontrare il suo Maestro con i capi del Tempio, e non capisce che quelli vogliono uccidere Gesù. Si accorda con loro per ricevere 30 monete d'argento e stabilisce un segnale: li condurrà dove si trova Gesù e lo riconosceranno perché lo saluterà con un bacio. Ci si bacia quando ci si vuol bene, non è vero? Ci si bacia per dimostrare l'amore, l'amicizia, l'affetto... ma il bacio con cui Giuda saluta il suo Maestro, questa volta, è un bacio crudele, perché sta consegnando Gesù ai suoi uccisori. E non si può non restare stupiti nel sentire le parole con cui il Signore saluta a sua volta Giuda: "Amico, per questo sei qui!" Anche se sa perfettamente cosa significa quel bacio, Gesù non rimprovera il suo discepolo, non lo sgrida... lo chiama amico, come sempre. Chissà che brivido per Giuda, sentirsi chiamare ancora così dalla voce del Maestro, proprio in quel momento! E quando capisce che cosa ha fatto, quando si rende conto che Gesù sarà condannato, allora si dispera e vorrebbe cancellare tutto quello che ha fatto: prova a tornare dai sacerdoti del Tempio, per restituire il denaro, ma non può cambiare le cose, ormai. E Gesù? Che cosa vive Gesù, attimo dopo attimo, in tutto quello che accade tra la notte del Giovedì in cui celebra la Pasqua ebraica con i suoi amici e le tre del pomeriggio, quando l'ultimo respiro esce dalle sue labbra? Non è facile, per noi, affacciarci su questo mistero: il mistero dei sentimenti di Gesù in questi momenti. Il mistero del cuore di Dio che vive la paura, la sofferenza, il dolore, come li sperimenta ogni creatura di questa terra. Proviamo almeno a sfiorarli, se tutto non possiamo comprendere. Il brano del Vangelo di oggi si apre con un momento di festa: Gesù e gli Apostoli organizzano la cena per la Pasqua, un banchetto pieno di gioia, in cui il Maestro pronuncia le preghiere di benedizione e lascia ai suoi il dono immenso dell'Eucaristia, la promessa e la certezza di essere sempre con noi, presente nel Pane e nel Vino trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue. Durante la cena, il clima di festa si appanna un poco, quando s'infiltra l'amarezza al pensiero del tradimento. Si rattristano gli apostoli, certo, e sicuramente sarà stato triste anche per Gesù trovarsi di fronte a quel momento! Dopo la cena si spostano nell'Orto degli Ulivi, un giardino dove Gesù amava stare, e i Dodici si addormentano sotto gli alberi. Il Maestro e Signore, invece, affronta quello che è forse il momento più buio della sua vita. Dentro di lui si attorcigliano tristezza e paura. La tristezza, perché sente fino in fondo la solitudine: Giuda è andato a tradirlo, gli apostoli dormono, nessuno riesce a stargli accanto... Prova ad andare a svegliare gli amici, ma quelli riprendono a dormire, senza preoccuparsi più di tanto... E poi c'è la paura, normale, normalissima, quella che tutti proviamo di fronte alla sofferenza! Nessuno di noi sarebbe contento al pensiero di essere insultato, picchiato, frustato, inchiodato a una croce! Nessuno di noi è contento di provare dolore, di ricevere una ferita! E Gesù è esattamente come ciascuno di noi: ha paura. Piange e trema come chiunque al suo posto. C'è una sola differenza: la libertà con cui il Maestro di Nazareth sceglie di lasciarsi arrestare! Potrebbe scappare, nascondersi, non farsi più trovare ed evitare il dolore e la morte che lo attendono. Ma ha scelto di restare perché così tutti potranno vedere chiaramente quanto ci ama. Tutti potranno capire che le sue parole sull'amore del Padre erano tutte vere! Per questo resta nel Getzemani e aspetta coloro che vanno ad arrestarlo. Però dice chiaramente quello che pensa: "Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato". Cioè, sta dicendo il Signore: "Siete venuti a prendermi di notte, come un ladro da arrestare di nascosto. Ma io sono sempre stato nel tempio a insegnare e in quei momenti non mi avete toccato. Se ora, dunque, mi portate via, non è perché voi siete più forti e più numerosi, ma perché mi lascio portare via da voi, ancora e sempre per amore". E da quel momento il Rabbi di Nazareth sceglie di tacere, resta in silenzio. Questo fa sdegnare i sacerdoti del Sinedrio ed i soldati che si prendono gioco di lui. Questo silenzio fa meravigliare Pilato, che per timore si tira indietro e condanna a morte un uomo della cui innocenza è convinto. Questo silenzio è un altro segno della scelta di Gesù di consegnarsi liberamente a coloro che lo vogliono annientare. Per tutto il racconto della Passione, gli avvenimenti sono accompagnati dalla preghiera di Gesù. Prega a cena, con i Dodici, pronunciando le parole antiche della benedizione di ogni Pasqua. Prega il Padre suo, nel Getzemani, quando affronta la paura e la tristezza. Prega ancora sulla Croce, usando le parole di un salmo di supplica. L'ultima preghiera è senza parole: "Gesù di nuovo gridò a gran voce", l'ultima preghiera è il grido altissimo che lancia dalla Croce, consegnandosi completamente tra le braccia del Padre Buono. Il racconto dell'evangelista Matteo, si conclude lasciando parlare dei personaggi che fino a questo momento non si erano fatti notare: il centurione e gli altri soldati che sorvegliano i tre sulla croce. Questi soldati romani chissà quanti condannati hanno già visto morire, eppure di fronte a Gesù che muore, pronunciano una stupenda professione di fede: "Davvero costui era Figlio di Dio!" Facciamo nostra questa certezza forte e preziosa, mentre entriamo in silenzio, pieni di speranza e di attesa, nella grande Settimana Santa. Commento a cura di Daniela De Simeis |