| Omelia (16-03-2008) |
| padre Romeo Ballan |
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Annunciare un "Dio in Croce". Per tutti! Riflessioni Sul portale della Settimana Santa, che oggi comincia (Vangelo), c'è una domanda: "Chi è costui?" (Mt 21,10). Se lo chiedeva la gente della città, in agitazione, quando Gesù entrò in Gerusalemme, fra gli applausi dei simpatizzanti, seduto non su un cavallo da guerra o da corsa, ma su un'asina presa in prestito... Quell'ingresso fu un avvenimento missionario, un'epifania di Gesù alla gente. Un momento di trionfo effimero, proprio di un giorno soltanto; ma servì almeno per suscitare delle domande sull'identità di Gesù. La folla aveva una risposta pronta: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea» (Mt 21,11). Una risposta vera, ma sulle loro labbra era una risposta alquanto effimera, a giudicare dai comportamenti dei giorni seguenti. Era preferibile piuttosto un desiderio sincero di approfondire l'identità di quel sorprendente profeta da Nazaret. Tale era il desiderio espresso di alcuni pellegrini greci, giunti a Gerusalemme, i quali dissero a Filippo: "Vogliamo vedere Gesù" (Gv 12,21). Le risposte alla domanda iniziale le troviamo in vari testi di questa Settimana speciale. Una prima risposta la dà Gesù stesso, provocato dalla richiesta di quei greci: Egli è il chicco di grano, che cade in terra e muore per produrre molto frutto (cf Gv 12,24); Egli è il Maestro che invita chiunque a seguirLo per condividere la sua sorte (cf Gv 12,26); è il Signore che può affermare: "Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me" (Gv 12,32). Il destino universale della sua morte in croce, elevato da terra, è chiaramente indicato anche nelle varianti dei codici antichi: attirerò 'tutto', 'tutti gli uomini', 'ogni uomo'... La sua salvezza è offerta, come dono, per tutti coloro che, con cuore sincero, "volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,37), cioè per coloro che, con fede compassione amore. guardano il Cristo innalzato sulla croce (cf Nm 21,8; Zc 12,10). Questa è la situazione sorprendente del centurione romano e degli altri soldati pagani, che, alla vista di quello che succedeva, dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!" (Mt 27,54). "Gesù è davvero il Figlio di Dio, proprio perché è rimasto sulla Croce anziché scendere (cf Mt 27,40.42); e mentre i giudei lo rifiutano, i pagani lo riconoscono. I pagani vedono ciò che i giudei non vedono" (Bruno Maggioni). La chiave per capire chi è questo Figlio di Dio, che si fa' chicco di grano, che muore in Croce per attirare tutti a sé, ce la offre l'evangelista Giovanni nell'Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli: "Li amò sino alla fine" (Gv 13,1). È la dichiarazione di un amore estremo, universale nello spazio e nel tempo. Parole che invitano a vivere la Settimana Santa in dimensione universale, contemplando ed annunciando un Dio in croce per tutti. S. Daniele Comboni aveva compreso quanto fosse necessario per i suoi missionari formarsi in questa contemplazione e lo raccomandava nella sua Regola: "Si formeranno questa disposizione essenzialissima (spirito di sacrificio) col tener sempre gli occhi fissi in Gesù Cristo, amandolo teneramente, e procurando di intendere ognora meglio cosa vuol dire un Dio morto in croce per la salvezza delle anime". (Scritti, n. 2721). La lunga narrazione (Vangelo) della condanna ed esecuzione di un innocente va ben oltre i soliti fattacci di cronaca nera: contiene la 'Buona Notizia' di Cristo Salvatore, morto e risorto, che i missionari della Chiesa portano ovunque nel mondo intero. Da questo nucleo centrale del Vangelo, scaturiscono scelte e atteggiamenti fondamentali per i discepoli. Ne cito uno fra i tanti: il ripudio della violenza e dell'uso delle armi, come insegna Gesù a Pietro: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno» (v. 52). Una parola emblematica per i cristiani, che già l'apologeta Tertulliano (III sec.) commentava così: "Disarmando Pietro, Gesù ha tolto le armi di mano a ogni soldato". Il cantico del Servo (I lettura) e soprattutto l'inno Cristologico dei Filippesi (II lettura) cantano il ciclo completo di quel Dio-uomo in croce: la preesistenza divina, lo svuotamento volontario, l'abbassamento fino alla croce, la glorificazione con il nome di Signore, davanti al quale tutti sono invitati all'adorazione, "a gloria di Dio Padre" (v. 11). La gloria del Padre è la meta a cui tende tutta l'azione missionaria della Chiesa. Oltre all'obbedienza filiale, l'inno dei Filippesi "ci mostra anche l'aspetto di solidarietà con i fratelli: Cristo è diventato simile agli uomini, ha assunto la nostra condizione umile; anzi, si è fatto solidale con le persone più criminali, con i condannati alla morte di croce" (A. Vanhoye). Il messaggio della Passione, anche se resta sempre una strada in salita, è capace di compiere il prodigio di trasformare il cuore e la vita delle persone, come opportunamente afferma il Papa. (*) Infatti, davanti alla Passione di Gesù, nessuno è un mero spettatore. Ognuno è attore, ha un ruolo, oggi, nella Passione che Gesù continua a vivere nel suo Corpo mistico, nella famiglia umana. Scartati i ruoli dei personaggi negativi (Giuda, Pilato, capi dei sacerdoti, sinedrio, folla che si lascia manipolare...), possiamo scegliere il ruolo di: Simone il cireneo (v. 32), moglie di Pilato (v. 19), centurione (v. 54), pie donne, Magdalena, Maria, Giovanni, Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo... Il ruolo più consono al cristiano, e in particolare al missionario, è quello di Cireneo, solidale con i crocifissi della storia, portatore della salvezza operata da Gesù. Parola del Papa (*) "Anche noi abbiamo visto e vediamo tuttora i prodigi di Cristo: come Egli porti uomini e donne a rinunciare alle comodità della propria vita e a mettersi totalmente a servizio dei sofferenti; come Egli dia il coraggio a uomini e donne di opporsi alla violenza e alla menzogna, per far posto nel mondo alla verità; come Egli, nel segreto, induca uomini e donne a far del bene agli altri, a suscitare la riconciliazione dove c'era l'odio, a creare la pace dove regnava l'inimicizia". Benedetto XVI Omelia nella Domenica delle Palme, 1.4.2007 Sui passi dei Missionari - 17/3: S. Patrizio (385-461), nato in Inghilterra, fu il grande missionario ed evangelizzatore dell'Irlanda; fu vescovo di Armagh ed è patrono dell'Irlanda. - 18/3: S. Cirillo di Gerusalemme (+386), noto per le catechesi; fu spesso perseguitato dagli ariani. - 19/3: S. Giuseppe, uomo "giusto" (Mt 1,19), sposo della B. V. Maria, padre putativo di Gesù, Patrono della Chiesa universale. (Quest'anno la festa liturgica è stata anticipata al 15 marzo). - 20/3: B. Francesco Palau y Quer (1811-1872), sacerdote dei carmelitani scalzi; fu vittima di varie persecuzioni, fondatore, dedito alle missioni popolari. – Giovedì Santo. - 21/3: (Primavera, nell'emisfero nord): Giornata Internazionale per l'eliminazione della Discriminazione Razziale. – Venerdì Santo. - 22/3: Giornata Mondiale dell'Acqua, istituita dall'ONU (1993). - Sabato Santo. |