Omelia (16-03-2008)
padre Antonio Rungi
La nostra domenica delle Palme e di Passione

Celebriamo oggi la Domenica delle Palme. Inizia la settimana più importante dell'anno liturgico, la settimana maggiore, la settimana santa, la settimana della Passione di nostro Signore Gesù Cristo. Inizia con la lettura del Passio durante la liturgia eucaristica, per indicare il percorso spirituale, l'itinerario che il cristiano è chiamato a fare in questi giorni santi, vicino a Cristo, umiliato e crocifisso.
E' evidente che anche in questo nostro tempo, segnato da una crescente attenzione ai soli beni della terra, c'è pure una riscoperta di Dio, del sacro, della spiritualità. E per il cristiano la Settimana santa è un tempo di straordinaria proposta religiosa e spirituale che è giusto valorizzare appieno, sia mediante la partecipazione alle diverse funzioni religiose e sia per la rinnovata pratica delle varie processioni che si tengono ovunque nel nostro Paese e nel Mondo soprattutto in occasione del Venerdì Santo.
Si inizia con l'ingresso solenne di Gesù in Gerusalemme che nella liturgia ricordiamo con la benedizione dei rami di ulivo che ci scambieremo in segno di pace e riconciliazione tra noi. Altro significativo appuntamento della settimana maggiore è la messa crismale del Giovedì Santo e la Messa in Coena Domini, che ricorda l'istituzione dell'eucaristia e dell'ordine sacerdotale. Particolare attenzione sarà posta alla celebrazione del Venerdì Santo, anticipato nei contenuti dalla celebrazione di oggi, domenica di Passione. E' proprio sul mistero della Passione di Cristo e specialmente sulle parole di Cristo dalla Croce che si concentra oggi e in questa settimana la nostra riflessione. La meditazione sulle Sette parole di Gesù ci aiuta a camminare verso la Pasqua di domenica prossima con un animo riconoscente e grato al Signore per il suo infinito amore manifestato a noi proprio nella sua Passione, Morte e Risurrezione.
Queste le sette parole pronunciate da Gesù mentre stava per concludere la sua via terrena appeso alla Croce della nostra liberazione:
1."Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno": motivo questo per esaminare attentamente noi stessi e riflettere sulla nostra condizione di peccatori, bisognosi della misericordia di Dio.
2. "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso": motivo per considerare attentamente il destino eterno dell'uomo, che è la gloria dei cieli e soprattutto quello di non giudicare e condannare nessuno, in quanto il pentimento può giungere in qualsiasi momento della nostra vita. L'uomo guarda l'apparenza; Dio guarda il cuore.
3. "Donna, ecco tuo figlio! Figlio, ecco la tua madre!": motivo per meditare sulla missione di Maria nella Chiesa, data a noi come dolcissima e tenerissima Madre da Gesù, e parimenti per considerare quale tipo di accoglienza è riservata a Maria nella nostra vita di cristiani.
4."Dio mio. Dio mio, perché mi hai abbandonato?": motivo per riflettere sul senso dell'abbandono e della fiducia in Dio; tematica di grande attualità anche per considerare il problema della solitudine umana soprattutto nel momento del dolore e della morte.
5. "Ho sete": motivo per riflettere sulla testimonianza che il cristiano è chiamato a dare davanti al mondo, ben sapendo che il suo Maestro è Signore è morto in Croce, perché tutti gli uomini si salvino per l'eternità.
6."Tutto è compiuto!": motivo per meditare il sacrificio di Cristo, che porta a termine la sua missione, bevendo il calice amaro della sofferenza e della morte in croce.
7."Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito": motivo per considerare come improntare la nostra vita, sul modello di Cristo Crocifisso, nella nostra quotidianità e soprattutto nel momento della sofferenza e della morte.
C'è un punto, per il cristianesimo, che costituisce la chiave di tutto. Un punto che si concentra in alcune ore di una giornata in apparenza del tutto identica alle innumerevoli altre giornate che la storia del mondo ha già visto e vedrà, eppure carico di un significato assoluto da cui dipende il destino di tutti. Si tratta del Venerdì Santo. La risposta ai tanti interrogativi dell'esistenza umana personale e della storia dell'umanità la troviamo in quelle sette parole di Cristo pronunciate con amore e dolore dalla Croce. Alla scuola di questa estrema sintesi di ogni teologia, antropologia, sociologia, storia, il credente può trovare le ragioni più profonde per sperare e non disperare, per la vera felicità e non solo della sofferenza umana. Ecco perché meditare su queste sette parole aiuta a capire il senso della missione di Cristo, unico salvatore dell'umanità, e soprattutto il senso del nostro patire e soffrire.
L'intera realtà della nostra vita cristiana si impernia sul "mistero pasquale" della morte e risurrezione di Cristo. Come la Pasqua ebraica ricorda la liberazione dalla schiavitù in Egitto, così il mistero pasquale ricorda il passaggio dell'umanità dalla morte alla vita. Il ricordo della Passione di Cristo, non solo un triste ma necessario preludio alla gioia della Pasqua, è la tragica fine terrena del Figlio di Dio, espressione di un amore immenso che dà senso ad ogni momento della nostra vita. Oggi non c'è da meravigliarsi, data la cultura dissacrante, se ci imbattiamo in persone che, in sostanza, non "afferrano" questa vicenda della croce e della crocifissione di Cristo sul Calvario. Alcune di tali persone sono anche da sempre ferventi cristiani, altri sono in cerca di risposte e altri ancora sono miscredenti. A ben leggere la storia della salvezza, così come progettata da Dio, non c'è nulla di più fondamentale per il cristiano di ciò che accadde sul Calvario. Possiamo ben dire che la Passione e Morte in Croce di Gesù è cruciale non solo per la fede cristiana, ma per l'esistenza umana, al di là delle religioni e dei credi che professiamo. Meditare su questo evento cruciale significa andare al cuore del grande messaggio del cristianesimo e della salvezza del genere umano, portata a compimento da Gesù Cristo sul Calvario. Senza Passione, non c'è Risurrezione. Cristo che muore per noi sulla croce, per amore, è lo stesso Cristo glorioso e trionfante che risorge per noi dalla morte e dal sepolcro. Il nostro itinerario umano e cristiano non si ferma al Calvario, né al sepolcro; ma va oltre e si apre all'eternità, ad una vita oltre il patire, il soffrire e oltre la morte che comunque fa paura e mette angoscia a tutti, soprattutto se è una lunga agonia che investe tutta la vita. Gesù ci libera da questa paura proprio con la sua morte in croce. Ma è opportuno e salutare fare una breve sosta sul Calvario e ai piedi del Crocifisso, per ascoltare nel profondo del nostro cuore ciò che il Signore vuole da ciascuno di noi.