| Omelia (09-03-2008) |
| don Roberto Rossi |
|
La vita cristiana è come una risurrezione Il profeta Ezechiele, agli esuli scoraggiati a Babilonia annunzia il ritorno in patria sotto l'immagine di una risurrezione, con l'animazione dello Spirito. Lo Spirito Santo abita nel cristiano, afferma San Paolo nella seconda lettura, lo santifica e gli dà il pegno della risurrezione. Il Vangelo riporta la risurrezione di Lazzaro, anticipazione di quella di Cristo stesso, e ne spiega il significato: Gesù è risurrezione e vita per chi crede in Lui. Gesù davanti alla morte di un amico si commuove, piange, è accoratamente inserito nel lutto di quella famiglia. Compie il miracolo della risurrezione. Non accetta la scomparsa di Lazzaro. Poteva dire a Marta ed a Maria: «Non piangete. Ritroverete vostro fratello nella vita eterna». Invece no. Lui che aveva il potere di farlo, lo risuscita. Due riflessioni su questo fatto. Anzitutto la risurrezione di Lazzaro è il segno della nostra speranza. Anche noi risorgeremo. La vita è un rapido passaggio, ma anche la morte non è definitiva. Siamo destinati alla vita che non tramonta, alla vita eterna. Nella Pasqua che viene fra 15 giorni celebriamo Gesù che risorge dalla morte e ci apre il passaggio alla vita eterna. Anche noi risorgeremo e saremo immortali, in seno al Padre. Ma Gesù non s'è commosso solo di fronte alla morte di un amico. S'è commosso per le folle che non avevano da mangiare ed ha moltiplicato i pani ed i pesci. S'è commosso di fronte ai lebbrosi, ai paralitici, ai ciechi, ai sordi, agli zoppi, agli indemoniati: e li ha guariti. S'è commosso davanti alla donna adultera che stava per essere lapidata e l'ha salvata. La morte fisica è solo il simbolo di tante altre morti da cui è minacciato l'uomo: le guerre, le violenze, la miseria... in tante parti del mondo. Di fronte alla morte fisica e alle tante altre morti, il discorso del cristiano non è di tipo consolatorio. Il Vangelo non ci dice: «Rassegnati, tanto non puoi farci nulla». Gesù si impegna per ogni sofferenza dell'uomo, compresa l'ultima e definitiva, la morte. Comanda a Lazzaro di risorgere per dirci che, con l'aiuto di Dio, non ci sono limiti nel nostro impegno contro la morte, contro tutte le morti. Di fronte alle quotidiane razioni di massacri e di violenze contro l'uomo che sfilano sul teleschermo, non possiamo assumere un atteggiamento distaccato, disimpegnato: «Non posso farci nulla, ci pensino i governi, ci pensi l'Onu. Oggi purtroppo questo è l'atteggiamento più comune. La sofferenza e la morte degli altri diventano spettacolo televisivo, cronaca di giornale, forse una piccola commozione momentanea e niente più. C'è anzitutto un dovere di partecipazione: il dolore dei miei fratelli non mi può lasciare indifferente. Devo avere «un cuore grande come il mondo»: nulla di quanto succede al mondo è estraneo a chi è seguace di Cristo. Quando un uomo è schiacciato, oppresso, affamato, torturato, perseguitato, ucciso, la cosa mi riguarda personalmente. Come cristiano mi commuovo, mi interesso, partecipo, faccio quel che posso affinché quello strazio finisca. Noi abbiamo il diritto di credere che risorgeremo dai morti, se ci commuoviamo e facciamo qualcosa per gli affamati, i disoccupati, i bambini abbandonati, le famiglie senza casa. Altrimenti la nostra speranza è abusiva. La fede ci restituisce pienamente all'uomo, ci pone sul sentiero delle sofferenze umane con una carica di solidarietà e una speranza in più. Guai se la fede nella risurrezione dai morti ci porta ad avere minor compassione e solidarietà con i vivi. Non è più fede autentica, non è più la fede che aveva Gesù. La speranza della vita eterna ci porta ad amare la vita, a lottare per la vita, affinché il diritto alla vita sia riconosciuto a tutti. Vivere è dono di Dio, che non è il Dio dei morti, ma dei vivi. Cristo è la risurrezione e la vita. E'la mia risurrezione, è la mia vita. E' la forza della risurrezione per tutti. Sento rivolte anche a me le parole di Gesù "risuscitate i morti"? So compiere gesti di vita e resurrezione ogni giorno? |