| Omelia (09-03-2008) |
| padre Antonio Rungi |
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La risurrezione di Lazzaro, preannuncio della risurrezione di Cristo. CelebriaLa risurrezione di Lazzaro, preannuncio della risurrezione di Cristo.mo oggi la quinta domenica di Quaresima. Siamo praticamente alla vigilia della Pasqua, in quanto domenica prossima celebreremo le Palme e la Domenica della Passione. Al centro della parola di Dio di questa domenica c'è la risurrezione di Lazzaro, l'amico di Gesù, che Egli richiama alla vita, nonostante che siano passati alcuni giorni dalla morte e il suo corpo ormai era in decomposizione. E' evidente che nel brano del Vangelo di Giovanni, l'unico dei quattro evangelisti che riportano il racconto, c'è un anticipo di ciò che succederà al sepolcro del Calvario dopo la morte di Gesù. Al terzo giorno egli risorge. Con la risurrezione di Lazzaro Cristo ci vuole far capire che la vita dell'uomo non finisce con la morte, ma va oltre la morte, è destinata all'eternità. Non a caso egli ribadisce in questa circostanza la sua identità "Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, non morrà in eterno". La fede in Cristo è fede nell'eternità, è fede nella vita oltre la morte, è certezza di una vita che sarà beata per sempre perché è destinata ad incontrare il Risorto nella gioia della Pasqua senza tramonto. Il testo del vangelo è carico significati non solo teologici, ma anche umani e psicologici. Vedere Cristo che si commuove di fronte alla morte dell'amico Lazzaro ci fa capire che la morte di una persona cara non può lasciare insensibile nessuno, neppure chi, come Gesù, aveva la pienezza della vita e sapeva benissimo ciò che sta oltre la morte. Interessante anche notare questa speciale attenzione che Gesù nutre verso le sorelle Marta e Maria, di cui il Vangelo ci parla in altra circostanza, quando Gesù viene accolto in questa casa e Marta si preoccupa di servire il Maestro, mentre Maria si preoccupa di ascoltare il Maestro. Il Vangelo si chiude con la professione di fede in Cristo liberatore della morte. Il miracolo della risurrezione di Lazzaro, come tutti i miracoli compiuti da Gesù non sono altro che testimonianza e rivelazione della divinità di Cristo. Leggere i miracoli in questa ottica ci aiuta a capire il senso di determinati miracoli come quello che ricordiamo nella liturgia odierna, chiaro invito a tutti a rinnovare la nostra fede in Gesù Cristo vincitore del peccato e della morte. Anche la prima lettura di questa domenica ci rimanda al mistero della risurrezione e della vita eterna. Già nell'Antico Testamento la coscienza dell'eternità dell'uomo, il mistero della risurrezione dei corpi per una vita senza più termine e fine emerge chiaramente dai testi sacri, come è facilmente leggibile dall'insieme di tutta la Parola di Dio di questa domenica quinta della Quaresima. Su questo stesso argomento è incentrato il breve passo della lettera di san Paolo apostolo ai Romani, che ascoltiamo come seconda lettura. Si tratta di un brano che oltre agli aspetti prettamente teologici, indica anche un percorso morale che va seguito per quanti credenti in Cristo guardano la loro vita oltre la morte e la collocano nell'eternità. In questo contesto di riflessione, risulta particolarmente significativo il n.10 dell'Enciclica di Benedetto XVI sulla speranza, ove si parla della vita eterna. "Vogliamo noi vivere eternamente? Forse oggi molte persone rifiutano la fede semplicemente perché la vita eterna non sembra loro una cosa desiderabile. Non vogliono affatto la vita eterna, ma quella presente, e la fede nella vita eterna sembra, per questo scopo, piuttosto un ostacolo. Continuare a vivere in eterno – senza fine – appare più una condanna che un dono. La morte, certamente, si vorrebbe rimandare il più possibile. Ma vivere sempre, senza un termine – questo, tutto sommato, può essere solo noioso e alla fine insopportabile". |