| Omelia (09-03-2008) |
| don Daniele Muraro |
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Il racconto della resurrezione di Lazzaro ci porta fino alle soglie della Settimana Santa. Infatti il Vangelo di Giovanni fa seguire al miracolo di Betania la costatazione da parte da parte di farisei e sommi sacerdoti dell'enorme popolarità di cui godeva Gesù e del pericolo che a loro giudizio rappresentava la sua persona: "Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui". La conseguenza è che viene dato ordine a chiunque sapesse dove si trovava Gesù di denuciarlo, in modo che venisse catturato. Prevarrà la decisione di coglierlo di sorpresa, con la collaborazione di Giuda e con gli esiti che sappiamo. Viste le ripercussioni della sua venuta, possiamo comprendere meglio l'esitazione di Gesù a visitare il suo amico Lazzaro infermo. "Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!": le prime parole di Marta, la sorella del defunto, davanti a Gesù che arriva in casa sono una dichiarazione di fede nei suoi confronti. In esse però non ci sfugge la venatura di rimprovero verso l'ospite di tante occasioni, assente nel momento decisivo. Si tratta di parole amare da parte di una donna affranta dal dolore per la perdita del fratello, seppure ancora aperta alla fede. La stessa frase: "Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!" ripete Maria, che insieme a Lazzaro e Marta costituiva una famiglia molto unita. Come in tutte le famiglie ci saranno stati momenti di contrasto, ma il fatto che tutti e tre i fratelli fossero ormai avanti con l'età, come possiamo immaginare, in questo caso valeva come motivo più di incentivo che di ostacolo a una ritrovata sintonia. L'appello iniziale inviato dalle sorelle ad un Gesù lontano: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato» dunque non era stato raccolto. D'altra parte, come abbiamo detto, Gesù aveva delle buone ragioni per stare lontano da Gerusalemme, e infatti, quando Gesù finalmente dopo due giorni si decide a partire lo contraddicono così: "Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". Lazzaro era conosciuto in città e Betania distava da Gerusalemme meno di otto chilometri; certamente si sarebbe assistito ad un assembramento di gente, fra cui non sarebbero mancati i capi ostili a Gesù e Tommaso rivolto agli altri undici sbotta: (se Gesù davvero vuol partire) "andiamo anche noi a morire con lui!". Date queste premesse noi possiamo concludere che Gesù va incontro alla sua passione per due ordini di motivi. Primo motivo: per rimanere fedele alla sua missione: non era possibile che un profeta morisse fuori di Gerusalemme; vigeva l'obbligo per tutti i fedeli ebrei di celebrare annualmente la Pasqua nella Città Santa, e Gesù non si sarebbe sottratto a questo rito di rinnovamento del patto fra Dio e il suo popolo, anzi, proprio durante la sua ultima Cena Pasquale avrebbe confermato per sempre quell'alleanza che da allora in poi sarebbe stata nuova ed eterna. Secondo motivo: Gesù va incontro all'ostilità dei suoi avversari e alla loro persecuzione fino alla cattura e alla condanna a morte, per amore del prossimo, che come abbiamo sentito assume il volto concreto e sfigurato del suo amico Lazzato. 44Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: "Scioglietelo e lasciatelo andare". C'è qualcuno che leggendo queste parole si è domandato come faceva Lazzaro legato da capo a piedi a camminare: chiaramente se si tratta di un miracolo, deve essere stato completo; ma non è questo il punto, quanto constatare come Gesù si lascia coinvolgere dal dolore umano, fino a commuoversi profondamente e a turbarsi e a rimanere in quello stato davanti alla pietra che sbarrava l'entrata della grotta in cui era stato adagiato il cadavere. La partecipazione alla sofferenza umana non impedisce a Gesù di dare l'ordine di togliere la lastra e di gridare: "Lazzaro, vieni fuori!". L'evanglista registrerà altre grida nel corso degli avvenimenti seguenti: si tratta della grida festose del giorno dell'ingresso a Gerusalemme mentre venivano agitate le palme di ulivo, ma anche delle grida minacciose dei sommi sacerdoti e delle guardie gridarono: "Crocifiggilo, crocifiggilo!" e poi di tutta la folla: "Via, via, crocifiggilo!". Si tratta ancora degli insulti sotto la croce, gridati in disprezzo del condannato e per aumentare la sua pena, ma soprattutto non mancherà il grido finale di Gesù: "Tutto è compiuto!" che alla luce di questo primo grido davanti alla tomba di Lazzaro assumerà il tono di un primo annuncio di resurrezione e se nel caso di Lazzaro dobbiamo parlare più precisamente di rivivificazione e non di resurrezione, perché il redivivo sarà destinato a morire la seconda volta, con la resurrezione di Gesù invece abbiamo la piena e definitiva vittoria sulla morte: Gesù risorge per non morire più, dopo quella Pasqua la morte non avrà più potere su di Lui. Fino a quel momento tutti si erano permessi di giudicare Gesù, a motivo della sua resurrezione Gesù giudicherà tutti e ciascuno. Il primo annuncio di san Paolo ai pagani di Atene è proprio questo: "Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti." Lo stesso che sa compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, è colui a cui Dio delega ogni giudizio. Se fosse pura giustizia, quella giustizia a cui si appellano le sorelle e ogni vittima dell'umano dolore: "Non è giusto!" se fosse pura giustizia, il giudizio finale di Dio potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura. Nella persona umano-divina di Cristo Dio ha collegato talmente giudizio e grazia che la giustizia non viene negata, ciononostante la grazia consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo nella fede come nostro "Avvocato" e Salvatore. |