| Omelia (09-03-2008) |
| don Giovanni Berti |
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La morte di Lazzaro, la morte di Dio? Clicca qui per la vignetta della settimana. Da ottobre sono cappellano in una casa di riposo, una grande struttura che ospita molti anziani, soprattutto donne, che in gran parte sono non autosufficienti. Non sono mai stato così immerso nel mondo degli anziani come in questo periodo, e questa esperienza mi sta facendo riflettere molto sulla vita, proprio in un contesto nel quale la vita è vicina al capolinea. Mi sono reso conto ancor di più come la morte non è solo il cessare del battito cardiaco e del respiro. La morte viene spesso molto in anticipo in molti modi non meno drammatici e difficili da affrontare rispetto a quella definitiva. La morte è non potersi più muovere autonomamente e vedere il proprio corpo (le gambe, il mangiare, la vista, l'udito...) che non risponde più ai legittimi desideri di autonomia. La morte è anche quando la testa smette di funzionare, i ricordi svaniscono e l'anziano perde progressivamente e definitivamente il suo carattere e la sua personalità. Il corpo è ancora vivo ma la persona non c'è più. E la morte così colpisce anche la famiglia che vede il proprio padre, la propria madre, la sorella o nonna che "non ci sono più". La vita è ben più che le semplici funzioni vitali minime. E la morte non colpisce solo chi cessa di respirare, ma anche chi vede finire i legami d'affetto e rimane solo perché la persona cara è morta o non risponde più alla relazione normale di sempre. La morte in tutte le forme con le quali si presenta mette davvero in crisi la vita... e anche Dio! Nel Vangelo per ben tre volte emerge un interrogativo al quale non è facile rispondere. Le due sorelle di Lazzaro che è morto dicono a Gesù "Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!" e anche la gente giustamente si domanda "Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?" La morte mette in crisi anche Dio. Marta sembra avere una risposta preconfezionata in modo da affrontare questo momento di dolore: "So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno". Ha buona volontà e si sforza di credere in qualcosa che la possa consolare. Ma in tutto l'episodio è anche chiaro che non è che ci creda molto in quello che Gesù può fare. Infatti di fronte al sepolcro che Gesù vuole aprire lei si ferma all'evidenza dei fatti, cioè che oramai il corpo è in decomposizione e non ci si può far nulla! Sembra davvero che la rassegnazione sia più forte della fede e della speranza. Sembra che le risposte tradizionali sul problema della morte e dell'azione di Dio non siano sufficienti a dare vera speranza di fronte all'esperienza del distacco dalla persona amata. E anch'io a volte mi domando che cosa dire quando devo dire qualcosa a qualcuno che sperimenta la malattia e la morte. Ho sempre timore di dire frasi fatte che riempiono solo in minimissima parte il vuoto di vita e il vuoto di fede. E faccio fatica anche a dirle a me stesso in molti casi. Ma forse non devo nemmeno pretendere di avere risposte immediate e facili e non devo nemmeno voler evitare la crisi. La mia riflessione diventa preghiera: Gesù, mi hanno insegnato che sei il Salvatore e nel Vangelo dici di essere Resurrezione e Vita per chi muore. Clicca qui per lasciare un commento |