| Omelia (09-03-2008) |
| padre Paul Devreux |
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Ciò che vorrei farvi notare oggi, di questo vangelo che parla della morte e risurrezione di Lazzaro, è quanto costa a Gesù fare credere a Lazzaro e sorelle nella risurrezione. La prima sofferenza viene dai suoi discepoli. Ricordiamo che Gesù era scappato da Gerusalemme perché avevano già provato ad ammazzarlo, e quando arriva la notizia della malattia di Lazzaro, stava sul Giordano, dove poteva predicare tranquillamente oltre a fare memoria del suo defunto precursore Giovanni Battista. Convincere i suoi discepoli a tornare in Giudea, vicinissimo a Gerusalemme, non deve essere stato facile. Infatti, ci mettono quattro giorni, segno che c'è malcontento e che qualcuno prova a rallentare la marcia. Quindi Gesù, che deve sopportare l'incomprensione della sua comunità, è già solo. Seconda sofferenza: quando viene a sapere della malattia di Lazzaro Gesù non si precipita da lui per guarirlo, né opera una guarigione a distanza come ha fatto per altri, che tra l'altro non conosceva. Gesù aspetta che muoia! Immagino che anche questo lo abbia fatto soffrire, anche se sa che lo risusciterà, perché Gesù condivide da lontano tutto il malessere e la tensione che vivono Lazzaro e sorelle, che oltre tutto sono le uniche persone che sono definite nel vangelo come molto amici di Gesù; sofferenza sia per l'agonia di Lazzaro che per l'assordante silenzio e assenza dell'amico Gesù, che nel momento del bisogno si rivela essere un bidone, perché anche se non poteva guarirlo, poteva almeno essere presente per tenergli la mano. Veramente Gesù sembra comportarsi da codardo e menefreghista agli occhi dei suoi amici, e questo Gesù lo sa. Il pianto in cui sbotta arrivando da loro rivela quanta tensione e sofferenza ha vissuto in tutta questa situazione, oltre a rivelarci la sofferenza di Dio di fronte all'uomo che muore. Altra sofferenza è sentirsi dire da tutti il ritornello: "Se tu fossi stato qui, non sarebbe morto", come anche il fatto che Maria rifiuta di venirgli incontro e rimane in casa. Altra sofferenza è ascoltare tutte le affermazioni di Marta che dichiara di credere che lui può tutto, sapendo benissimo che non crede a una sola parola di ciò che dice. E' come se sciolinasse tutto il credo imparato a memoria al catechismo solo per convenienza, tant'è vero che quando Gesù chiede che sia tolta la pietra Marta si oppone, sempre per convenienza. Penultima sofferenza è di vedere l'amico Lazzaro uscire dalla tomba e non potergli correre in contro per riabbracciarlo, perché l'amico è ancora troppo arrabbiato per lo scherzo che ha subito. Ha bisogno di togliersi di dosso le sue bende malodoranti, di lavarsi e di tempo per capire che senza questa prova non avrebbe mai creduto veramente al discorso della risurrezione. Perciò Gesù dice: "Liberatelo e lasciatelo andare". Ultima sofferenza è sapere che questo bene fatto scatenerà definitivamente l'ira di chi lo vuole morto. |