Omelia (09-03-2008)
don Ricciotti Saurino
L’Amore allunga la vita

Già immagino Gesù che entra in una casa dove i segni della tristezza sono freschi, troppo freschi e opprimenti per il cuore di due giovani sorelle che si son viste strappare dalla morte l'unico fratello, Lazzaro.
La dinamica Marta sta in un angolino con le braccia conserte. Lei, tutta pepe, con la sua forzata staticità sembra voler dire a tutti e a se stessa:"Ormai tutto è finito!"
Lo dirà anche correndo incontro a Gesù con grande fiducia nella sua presenza (...se fossi stato qui...) e con altrettanto rammarico per il suo ritardo (... è di quattro giorni).
Maria, invece, ha lo sguardo nel vuoto, inebetita dal dolore. Lei, che si incanta spesso per le cose belle, questa volta è pietrificata dalla delusione.
Ma il Signore è venuto in ritardo proprio per dire loro che la sua presenza è sempre portatrice di vita, anche quando umanamente non c'è più speranza, e difatti, in pochi istanti, ridà vita alle braccia conserte di Marta, agli occhi inebetiti di Maria, e perfino al corpo putrefatto di Lazzaro.
Sapevano bene che il suo amore era vitale per loro. L'avevano sperimentato in varie circostanze, quando Gesù, passando per Betania, si era affacciato per un attimo sulla soglia della loro casa.
Il fuoco si rattizzava, il profumo dello stufato si diffondeva nel piccolo ambiente, il rumore delle stoviglie sembrava quello di campane a festa. Maria era pronta per una flebo di saggezza che le ridava il gusto della poesia e della vita, Marta si accattivava l'amicizia attraverso l'arte della gola, Lazzaro correva al pollaio ad acciuffare il galletto più vivace per vivacizzare la sosta, con l'ausilio di un buon bicchiere di vino.
Si aveva proprio la sensazione che la gioia dell'amicizia non solo allungasse la tavola, le ore di serenità e di allegria, allungasse anche la vita... E questa ricarica di amicizia li teneva gioiosi fino al prossimo passaggio, che si auguravano accadesse il più presto possibile.
"Torna presto – gli dicevano salutandolo – la tua presenza ci dà vita e senza di te ci spegniamo...!"
E un'assenza più lunga del solito e un po' di ritardo erano stati fatali per Lazzaro. Si era spento tra le braccia amorose delle sorelle, ma lontano da quelle vivificanti dell'Amico. E si era spento col desiderio di rivedere il Maestro, lo aveva fatto chiamare, lo aveva atteso inutilmente... e una cappa di gelo aveva invaso il suo corpo e i cuori delle sorelle!
Il calore familiare ti dà pace e serenità, il conforto di un amico ti riscalda il cuore e ti dà energia.
Senza l'amico non c'è vita e, solo quando Lui ritorna, ritornano a vivere anche le realtà sepolte e deteriorate dal tempo, dallo scoraggiamento e dalla morte. L'angoscia, la delusione, e perfino le membra riprendono vigore ed energia.
A volte il Signore indugia per misurare la nostra autonomia, a volte indugia per farci sperimentare la necessità della sua presenza, ma, anche se tarda, non mancherà all'appuntamento, soprattutto quello decisivo, quando griderà fuori della tomba il nostro nome.
Non importa quanti giorni saranno passati, l'importante è che verrà e la potenza dell'amore compirà il miracolo, non di una vita che durerà qualche giorno in più, ma di quella che vivrà per sempre!
Perché l'Amore di Dio non delude mai e, anche se sembra sia passato il tempo della vita, Lui saprà inventare un modo nuovo per vivere insieme.
E sarà proprio l'Amore a richiamare in vita, dopo tre giorni, anche Gesù.